La riforma amministrativa che va sotto il nome di Città Metropolitana denuncia segni di stanchezza, e nel Palazzo, dietro alle rassicurazioni, filtrano ipotesi di abbandono. Contro inutili dietrologie c'è bisogno di posizioni chiare e non ambigue.

Saremo una città metropolitana?

La nostra città sarà a breve oggetto di una trasformazione tale per cui tutti i bolognesi avranno come riferimento amministrativo non più due grandi enti (il Comune di Bologna e la Provincia), ma un unico ente che sarà la Città Metropolitana, mentre il Comune di Bologna sarà suddiviso in più comuni di dimensioni paragonabili ai comuni limitrofi; i confini di tale Città Metropolitana coincideranno con quelli della attuale Provincia. Già altre volte all'interno del giornale (vedi Il Mosaico n.3) abbiamo cercato di chiarire le motivazioni di tale scelta amministrativa che possono essere riassunte dicendo che le complessità strutturali di un'area, come quella bolognese, sono meglio amministrabili da un unico ente invece che da due, in modo da avere una più efficace funzione di coordinamento e di programmazione di tutto il territorio.
Bologna è partita certamente in anticipo rispetto alle altre città istituendo la Conferenza Metropolitana,  composta dai sindaci dei comuni della provincia e dai presidenti dei quartieri di Bologna, come primo nucleo di indirizzo per i lavori ed i progetti da avviare per l'intera area. A tale Conferenza  sono seguite azioni operative attraverso una convenzione che stabilisce  la creazione di "uffici comuni" che dal prossimo Gennaio si occuperanno di quattro principali attività:

  1. elaborazione dello schema direttore territoriale (attività già partita dallo scorso 24 settembre) che pianificherà le grandi scelte di carattere urbanistico,

  1. servizio metropolitano: mobilità e trasporti,

  1. valutazione di impatto e qualità ambientale,

  1. sviluppo economico.

Ma intorno a questa scelta sono sospese ancora molte ambiguità: si è infatti in attesa di una legge statale  (in discussione ora al Senato) che renda attuativi gli indirizzi della precedente legge n.142/90 che istituiva le Città Metropolitane.
Ma altre perplessità sono date da valutazioni di carattere strategico sull'operato di istituzioni, forze politiche, amministratori: l'argomento sull'area metropolitana non sembra più avere quella spinta iniziale di pochi mesi fa. Fra le righe di certe dichiarazioni si intuisce che in realtà da qualche parte stia covando il desiderio che il processo non abbia termine, e che magari si finisca per arrivare sì alla Città Metropolitana, ma con caratteristiche tali da esserne del tutto snaturata e quindi da non poter più avere quel carattere positivo, per la nostra struttura amministrativa, accennato sopra.
In questi ultimi anni Bologna non ha certo brillato per concretezza e capacità di attuazione delle scelte amministrative. Troppo spesso ci siamo trovati di fronte a processi programmatici interrotti a metà senza che ne venissero spiegati i motivi, lasciando intravedere scenari  che invece preferiremmo non dovere prendere neanche in considerazione.
Vogliamo così sperare che le nostre valutazioni siano errate, e che in realtà le amministrazioni stiano spendendo sufficienti risorse perché il percorso venga portato a termine, e che non ci sia stata una inversione di rotta programmatica dei partiti della maggioranza. Ma perché questo nostro desiderio di credere si tramuti in fiducia occorrono fatti concreti. Tra i diversi segnali poco incoraggianti, come leggere la forzata uscita di scena di Luciano Vandelli, che ricopriva la carica di vice presidente della Giunta provinciale come maggior esperto per la Città Metropolitana? Non abbiamo certamente i titoli per giudicare tale scelta, ma pensiamo che siano necessarie indicazioni precise che vandano oltre le ambiguità che siamo costretti a leggere sui quotidiani. Altrimenti viene naturale pensare che il problema della Città Metropolitana non sia stato argomento trattato nel rimpasto di giunta, confermandone il sostanziale disinteresse.
L'esigenza nostra, e pensiamo di tutti i cittadini, è di sapere se si intende andare avanti con convinzione, evitando di fare scelte sbagliate o non sintoniche con gli obiettivi. Se invece non è così, se ci sono posizioni differenti nel dare a Bologna un diverso assetto amministrativo, è utile che lo si dica apertamente, senza ambiguità, in modo che così gli elettori possano fare le loro scelte e trarre giudizi evitando fastidiose dietrologie.

(B.N.)



IN BREVE DALLE ASSOCIAZIONI

Conclusa la rassegna organizzata dagli Amici Dei Popoli sul cinema dei "bambini di strada"

Si è conclusa il 28 ottobre la rassegna cinematografica "I bambini di strada", organizzata dalla o.n.g. "Amici dei Popoli". Nelle tre serate in cui si è articolato il ciclo di film sono stati proposti al pubblico presente: "Nyamanton: la lezione dell'immondizia" del regista maliano Omar Sissoko, che racconta come si diventa ragazzo di strada in una situazione di sottosviluppo; "Vito e gli altri", dell'italiano Antonio Capuano, che mediante una serie di flash presenta il quadro di degrado educativo e culturale in cui si trovano molti bambini della Napoli d'oggi; "Salaam Bombay" dell'indiana Mira Nair che racconta la storia del fallito tentativo di un ragazzino della provincia indiana di guadagnare in città quel tanto che gli permetta di tornarsene nel mondo rurale da cui é venuto, suo malgrado.
La o.n.g. "Amici dei Popoli" con questa iniziativa sul territorio ha voluto attirare di nuovo l'attenzione dell'opinione pubblica su un fenomeno in espansione tanto nei Paesi in Via di Sviluppo, quanto nelle società ad alta industrializzazione, ma affette dalla crescente presenza di fasce di emarginazione.

Nuovo Consiglio Provinciale per l'Unione Italiana Ciechi

Il 20 ottobre scorso gli iscritti all'Unione Italiana Ciechi della Provincia sono stati chiamati ad eleggere anticipatamente il loro nuovo consiglio provinciale. Infatti, malgrado il precedente consiglio fosse costituito da esponenti di un'unica lista, esso era stato sciolto per insanabili contrasti tra i suoi componenti e la sezione provinciale commissariata.
Per la prima volta dopo molti anni i votanti, in tutto 203 su 451 iscritti (pari al 45%) hanno potuto scegliere due liste. La lista più votata e risultata la numero 1 riconducibile al gruppo dirigente uscente dell'associazione, che ha raccolto 128 voti, pari al 63% ed ha conquistato 5 dei 7 seggi in palio. La lista numero 2 "Nuova alternativa" che si presentava per la prima volta, ha ottenuto 75 voti, pari al 37% ed ha eletto due consiglieri. Nonostante tutto, i responsabili della seconda lista si dichiarano soddisfatti del risultato visto che la campagna elettorale si è svolta in condizioni di disparità e la lista è stata creata in pochi mesi. Il nuovo consiglio rimarrà in carica fino al 1998 quando, secondo lo Statuto, si tornerà a votare.

(P.L.G.)

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