Lo scorso 9 novembre i comitati dell'Ulivo della provincia di Bologna si sono riuniti in un'assemblea per rilanciare il movimento. L'atteggiamento della classe politica, i rischi opposti del partitino e della presenza solo culturale, l'elezione di Bentivogli a referente provinciale.

L'Ulivo a Bologna

Fra le ragioni del nostro impegno, fin dall'inizio, c'era il desiderio di dare un contributo fattivo affinché tre importanti cambiamenti avvenissero in Italia:

La sintonia con il progetto dell'Ulivo è evidente, e dunque quando l'Ulivo è apparso sulla scena politica è stato naturale cercare di dare anche per parte nostra un contributo. Ma se da un lato abbiamo apprezzato che decisioni di vertice accorciassero decisamente i tempi necessari per mettere in piedi un progetto da presentare agli elettori, dall'altro fin da subito abbiamo messo in guardia contro una indigestione di parole e belle promesse cui non facessero seguito scelte precise di attuazione concreta.
La mobilitazione di migliaia di persone nei comitati, il risultato elettorale caratterizzato da una vittoria dell'Ulivo andata molto oltre il consenso raccolto dai partiti della coalizione, se da un lato sono stati importanti segnali di fiducia, dall'altro hanno caricato l'Ulivo di ulteriori responsabilità. Se dovesse risultare l'ennesima bufala, non solo avremmo regalato il paese ad un futuro di destra, ma avremmo finito di seppellire la voglia della gente di impegnarsi per una politica diversa e migliore.
Prima delle elezioni la confusione era grande, i tempi stretti, l'organizzazione precaria; i partiti e i centri di potere hanno avuto buon gioco ad imporre una spartizione dei candidati che nulla aveva da invidiare alle antiche pratiche lottizzatorie; si è detto, ovviamente, che sarebbe stata l'ultima volta. Adesso che le elezioni sono passate, pare emergere una certa voglia di archiviare l'Ulivo: i vertici partitici tornano a voler imporre uomini di stretta osservanza nelle posizioni di potere, molti preferiscono consolidare la posizione della propria fazione all'interno del partito o della coalizione; i comitati, per definizione portatori di un germe di rinnovamento, concentrati sull'Ulivo come insieme e non schierati a priori con uno dei partiti che compongono la coalizione, sono temuti come un terzo incomodo, sospettati di voler dare vita ad una ulteriore "partitino" nella coalizione, consigliati di ridursi ad un laboratorio solo culturale, in poche parole "ragazzi tornate pure a casa, ci vediamo alle prossime elezioni". Lo stesso Romano Prodi, oltre che completamente impegnato nella sua funzione di Presidente del Consiglio, è costretto a muoversi con grande cautela proprio perché un suo impegno deciso per il movimento per l'Ulivo rischierebbe di incrinare il sostegno dei partiti della coalizione al suo governo.
Dai 14 saggi nominati da Romano Prodi sono arrivate la Carta organizzativa e la Carta dei principi del movimento. Non è che si tratti di documenti dalla forza travolgente, anche per le ragioni esposte sopra, ma quel che è importante è la chiara opzione per un movimento a struttura federale con l'incoraggiamento alla base ad organizzarsi e a dare vita a strutture territoriali e tematiche. In questo senso, per non lasciare che col passare del tempo tutti tornassero a casa, a Bologna si è deciso di partire da subito a raccogliere le adesioni al movimento, ed eleggere un referente provinciale con l'incarico di curare questa fase organizzativa di transizione (la necessità di un ricambio derivava anche dal fatto che il precedente referente Beatrice Draghetti era nel frattempo diventata assessore provinciale).
A questo scopo si è tenuta una assemblea il 9 novembre scorso, che ha visto la partecipazione di circa 200 persone (buona, anche se non c'erano tutti quelli che avremmo desiderato). È stata una assemblea complessa: molti i politici e gli amministratori presenti, che certamente hanno dato autorevolezza all'incontro, ma anche troppo pronti a lanciarsi in una serie di interventi che hanno fatto correre il rischio di trasformare l'assemblea  in una passerella ed allontanare le persone di base intervenute.
Noi del Mosaico, per evitare che si allargasse il fossato fra cittadini dei comitati e politici impegnati in enunciazioni e distinguo, abbiamo preferito (come al solito) mettere i piedi nel piatto, e a quanti sembravano impegnati in una sorta di collettivo surplace abbiamo ricordato con forza che è già suonata la campana dell'ultimo giro, non c'è più tempo di zigzagare, occorre rompere gli indugi e fare sul serio. La nostra era ed è una richiesta di sostanza e non strumentale. Proprio poichè è un discorso di sostanza il nostro, il referente provvisorio eletto dall'assemblea, Nerio Bentivogli, sa che può contare sulla nostra stima e fattiva collaborazione, nella misura in cui saprà farsi carico dell'istanza di rilancio della partecipazione a partire dalla base.

Giuseppe Paruolo



Giovani dell'Ulivo

Alcuni amici che hanno fatto l'esperienza del Campus nazionale dei giovani dei "Comitati per l'Italia che vogliamo", svoltosi in estate ad Ostuni, ci hanno fatto avere il documento conclusivo, di cui volentieri pubblichiamo un estratto:
Il progetto in cui crediamo è la costituzione di un soggetto politico che favorisca l'incontro delle diverse anime di cui si compone l'Ulivo, garantendo la partecipazione di tutti. Noi non crediamo che si stia procedendo oggi su questa strada. Troppi i retaggi politici del passato che impediscono che lo slancio dato al progetto ed alla partecipazione civile dalle elezioni del 21 aprile si concretizzi in un processo definito. Per rendere possibile questa nostra aspirazione e superare le difficoltà da noi rilevate, riteniamo sia fondamentale modificare le forme della partecipazione, rispondendo alle istanze che il sistema maggioritario ha introdotto nel nostro Paese. Se fino ad oggi l'Ulivo è stato considerato una semplice alleanza elettorale, il futuro di questo progetto va oltre: nel sistema bipolare che verrà, l'Ulivo è la casa comune di chi si riconosce nella costituzione di una proposta e di un programma politico in grado di affrontare le sfide del nuovo millennio. Per attuare questo progetto riteniamo fondamentale creare i Comitati per l'Ulivo.
Inoltre ci hanno fatto sapere che alcuni aderenti dei comitati giovanili "Prodi 30 e lode" e "Bologna Europea" hanno costituito nello scorso ottobre una "Associazione per l'Ulivo" a Bologna, che intende operare in un ambito giovanile ed universitario. L'augurio che facciamo loro è che costituiscano una presenza efficace e capace di rapportarsi in modo sinergico con le altre iniziative di base in corso a Bologna.

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