Bologna, 15 dicembre 1996: scompare don Giuseppe Dossetti, ispiratore e interprete di grandi vicende politiche ed ecclesiali dal dopoguerra ai giorni nostri. Un contributo ed una nota per inquadrarne l'opera sul versante religioso e civile.
Non vi è dubbio che un amore generoso, ma anche esigente e sofferto, alla Chiesa come comune cristiano prima, come sacerdote poi è il filo conduttore che attraversa tutta la vita di Giuseppe Dossetti, così ricca per la varietà delle esperienze vissute sempre al massimo grado di intensità e sulle frontiere più avanzate. La scelta, che risale ai tempi dell'università (1933), di impegnare la propria eccezionale capacità di ricerca nell'ambito del diritto canonico, cioè del diritto interno alla Chiesa, la ricerca di un più intenso impegno cristiano con l'adesione (1936) a un Istituto secolare - allora il modo più nuovo, ancora sperimentale, per un laico di impegnarsi religiosamente - sono soltanto gli atti più evidenti della fase iniziale di questo cammino. Per amore di cronaca, ma anche per dare la misura di come Dossetti abbia sempre vissuto ogni evento da protagonista, si può qui ricordare che la Memoria storico-giuridica sulle Associazione dei laici consacrati a Dio nel mondo, da lui stesa nel 1939, sarà la base degli atti ufficiali di Pio XII per l'ordinamento degli Istituti secolari.
E' però negli anni'50, quando conclude con le dimissioni la sua rapida e intensa esperienza politica, che egli sposta completamente il suo impegno e i suoi interessi in ambito ecclesiale. Questo avviene anche sulla base di un giudizio storico: infatti la contrapposizione dei due blocchi (occidentale e sovietico) ha prodotto, a suo avviso, una situazione di totale immobilismo (la guerra fredda) e di fronte a ciò egli, nella primavera del 1953, parla esplicitamente di catastrofe civile e crisi della Chiesa. Ed è appunto per l'uscita da questa crisi ecclesiale che Dossetti si impegna nella convinzione che se qualche cosa si metterà in movimento nella Chiesa ciò non potrà che avere riflessi positivi sulla situazione dell'umanità. Egli individua uno dei punti nodali del processo di rinnovamento nel rimettere in moto con serietà e rigore scientifico da parte di studiosi laici quella ricerca nel campo delle scienze religiose che sembrava non avere più cittadinanza in Italia. Ciò doveva avvenire con un lavoro di équipe che rispondeva da un lato alle esigenze più avanzate della ricerca scientifica e da un altro al bisogno di "comunità" fortemente sentito in quella stagione.
Il forte vincolo di preghiera e di fede che univa i primi compagni di strada di quell'esperienza e la quotidiana lettura della Bibbia testimoniavano la volontà di recuperare alcuni elementi essenziali, come la signoria della Parola nella vita della Chiesa e del cristiano. Ma egli per questa sua esperienza scelse anche un punto geografico: Bologna. Nodo importante per i rapporti con l'Europa, e Dossetti sa che bisogna guardare oltre i confini, la città ha una lunga tradizione culturale e soprattutto, dal giugno 1952, ha un vescovo, Giacomo Lercaro, che pare disponibile a dare fiducia a laici decisi a impegnarsi con la loro ricerca nell'ambito delle scienze religiose, il che in quel momento è del tutto eccezionale. Questo vescovo fortemente coinvolto nella riforma liturgica, dalla marcata sensibilità pastorale, condivide l'esigenza di rinnovamento che occhieggia nelle proposte di Dossetti. Nasce così (1952-53), con il nome più anodino che era riuscito ad inventare, il Centro di Documentazione, poi dal 1961 Istituto per le scienze religiose.
Ma Dossetti pensa ad altre frontiere: la povertà più assoluta, che testimonia alloggiando in una camera in affitto presso una famiglia nelle cosiddette case "minime" della periferia bolognese ed entrando così nel cuore della realtà umana della città, e poi la famiglia religiosa. Ispirata alla grande tradizione monastica dell'oriente e dell'occidente la Piccola Famiglia dell'Annunziata si caratterizza, oltre che per la povertà, per l'obbedienza al proprio vescovo, collocandosi così all'interno della Chiesa locale, cioè di una realtà la cui riscoperta e valorizzazione avrebbe segnato uno dei punti forti della riforma conciliare. Espressione di questa obbedienza sarà anche la sua candidatura alle elezioni amministrative del 1956, che alla fine ha ulteriormente rinsaldato il legame con la città.
Nell'Epifania del 1959 Dossetti, che ne aveva espresso il desiderio a Lercaro due anni prima, viene ordinato sacerdote. Per una di quelle coincidenze che egli leggeva come interventi provvidenziali, il 25 gennaio dello stesso anno Giovanni XXIII annuncia la convocazione di un Concilio. Così il suo sacerdozio esordisce in uno dei momenti cruciali della vita della Chiesa. Il cuore di Dossetti ha ragione di accelerare i battiti. Quella che era stata per lui una radicata speranza, almeno a partire dai primi anni '50, sembra divenire realtà. Ai giovani studiosi del Centro di Documentazione infatti, fin dall'inizio, egli aveva proposto come argomento prioritario di studio e di ricerca la storia e il significato dei Concili nella vita della Chiesa.
Il Vaticano II rappresenta quindi ai suoi occhi un'occasione di intenso coinvolgimento nel processo di "aggiornamento", iniziato da Giovanni XXIII, al servizio di quella Chiesa che continua ad essere la passione centrale della sua vita.
Dopo avere ispirato la preparazione di un'edizione in latino delle decisioni di tutti i Concili precedenti, offerta a papa Giovanni pochi giorni prima dell'apertura del Vaticano II (oggi con traduzione italiana a fronte presso le EDB), all'inizio del novembre 1962 Dossetti è chiamato a Roma come esperto personale dal suo vescovo, Giacomo Lercaro. Quella profonda sintonia spirituale che era andata crescendo tra i due personaggi esplode in un reciproco totale coinvolgimento nella grande avventura conciliare. Dossetti mette al servizio del cardinale il suo eccezionale intuito storico, unito a una singolare cultura teologica e canonistica. La partecipazione da protagonista all'Assemblea costituente del 1947 gli aveva dato un'esperienza assembleare che mancava agli altri membri del Concilio. Dossetti collabora alla stesura di quasi tutti gli interventi di Lercaro: da quello sulla Chiesa dei poveri del 1962 a quelli sulla struttura della Chiesa, sui rapporti con gli Ebrei, sulla attenzione alla storia umana e alla pace.
Nell'estate del 1963 Dossetti, per volontà di Paolo VI, si impegna nella riforma del Regolamento che dovrà guidare il Concilio nei successivi periodi. Nascono così i quattro Moderatori, che da quel momento avranno la direzione dei lavori; tra loro é Lercaro. Dossetti fungeva da segretario. Egli svolgerà questo compito per brevissimo tempo, ma abbastanza per formulare e ottenere che i Moderatori proponessero ai Padri alcune domande fondamentali su temi cruciali, come la sacramentalità e la collegialità dell'episcopato e il ripristino del diaconato come ministero permanente. Per Dossetti l'ultima settimana dell'ottobre 1963 fu una settimana di passione, ma ne valse la pena. Da quel momento il mondo seppe che l'episcopato cattolico nella stragrande maggioranza voleva per la Chiesa una svolta epocale. Dossetti collaborò inoltre alla
elaborazione della formula con la quale Paolo VI avrebbe espresso la propria approvazione alle decisioni conciliari, associandosi alla volontà dei Padri: era un delicato snodo tra autorità del Concilio e autorità papale. L'ultimo periodo del Concilio è dominato dalla discussione della Costituzione sulla Chiesa nel mondo contemporaneo e Lercaro e Dossetti ne identificano il nodo cruciale nel capitolo sulla guerra e la pace, pace totale come "segno dei tempi", nella prospettiva aperta dalla Pacem in terris di Giovanni XXIII.
Certamente la passione per la pace è una delle consapevolezze più acute con cui entrambi tornano dal Concilio. Nel 1966-67 Dossetti è totalmente coinvolto nell'applicazione delle decisioni conciliari, che Lercaro vuole immediata nella sua Chiesa. Con la nomina a provicario l'1 gennaio 1967 si realizza il suo massimo coinvolgimento istituzionale nella diocesi. Ma alla destituzione di Lercaro nel febbraio 1968, Dossetti lascia tutti gli incarichi diocesani .
Da questo momento la predicazione della Sacra Scrittura, la crescita della propria famiglia monastica, la testimonianza continua e personale per la pace sono le linee più evidenti del suo impegno cristiano. E tutto si lega: in un commento alle letture domenicali nel settembre 1970 pronuncia un famoso discorso critico della visita di Nixon in Italia e in Vaticano mentre infuria ancora la guerra in Vietnam. Nel 1972 va ad abitare con alcuni confratelli a Gerico, uno dei punti più caldi della lotta tra arabi ed ebrei, e fin che la salute glielo consente tiene fede, con un massacrante pendolarismo tra Gerico e Bologna, a quella sua presenza. Nel 1985 realizza l'insediamento della propria famiglia monastica a Montesole, dove una Chiesa distrutta ricorda la più assurda carneficina perpetrata nel nostro Appennino. E' quello che egli definisce la "diaconia di Montesole" per perdonare senza dimenticare. Ancora una volta coglie e interpreta uno dei momenti più sofferti della gente di queste terre. Fino alla fine, stanco e ammalato, nel suo abito scolorito e sdrucito, è stato capace di levare la voce per difendere, vigile sentinella, quelle intuizioni di libertà, di giustizia, di umanità che aveva introdotto e affidato alla Costituzione.
Proprio per questa trasparente fedeltà al suo Signore, a cui non ha mai sostituito gli idoli correnti del potere e della ricchezza, ma insieme per questo suo impegno appassionato a fianco degli uomini del suo tempo, Bologna tutta l'ha salutato con tanta commozione. S. Petronio pieno, le serrande abbassate, gli autobus fermi e il suono dello storico campanone per un vecchio monaco a cui tutti sapevano di dovere qualcosa.
Angelina e Giuseppe Alberigo