Volontariato e marginalità sociale: l'esperienza di VO.C.I. (Volontari per Cambiare Insieme), con al centro la relazione d'aiuto e il coinvolgimento attivo dei "destinatari" che diventano soggetti attivi di cambiamento. Il ruolo nel progetto "Bologna Sicura".

Primo, prendersi cura

L'associazione VO.C.I. nasce nel settembre 1994 attorno all'obiettivo, specificato nel Patto Associativo, di "intervenire in situazioni di povertà e di emarginazione", cercando di individuarne "le cause e di contribuire a rimuoverle, promuovendo l'autonomia delle persone e la loro liberazione dallo stato di dipendenza e passività". Formulazione forse un po' generica e sicuramente molto ambiziosa, che richiede qualche chiarimento sulla nostra storia e la nostra identità.
A Bologna è impossibile che un'associazione di volontariato nasca dal nulla; la dimensione della socialità organizzata, anche nello specifico ambito dell'emarginazione, è molto viva e molto consapevole riguardo alle istanze motivazionali (morali, ideologiche, religiose) che ispirano l'azione. La nostra formazione è prevalentemente avvenuta alla Mensa della Fraternità della Caritas, che si presenta sul territorio come un'efficace struttura di prima accoglienza, sia per i destinatari del servizio, sia per i volontari, che vi ricevono una sorta di "alfabetizzazione di base" a un impegno discreto, fedele e cordiale; la nostra esperienza in Mensa ci ha permesso di maturare alcune esigenze.
Laicità: in una realtà ideologicamente variegata come quella contemporanea, e particolarmente polarizzata come quella bolognese, può essere poco produttivo puntualizzare come dato caratterizzante le motivazioni ideali all'agire, e più efficace interrogarsi sugli obiettivi comuni che possono scaturire anche da posizioni diverse.
Interventi personali: elementi qualificanti del nostro operare non sono servizi specifici per bisogni specifici (cibo, casa, lavoro), ma relazioni con delle persone in stato di bisogno, a cui abbiamo dato il nome di "adozioni collettive". Siamo convinti che compiti peculiari del volontariato siano la valorizzazione della dimensione umana e affettiva degli individui e la mediazione tra questi e le strutture che erogano servizi, alle quali esso non deve sovrapporsi, ma che deve piuttosto stimolare a una sempre maggiore efficienza.
Cura e non guarigione: in questo senso, pur proponendoci l'obiettivo del reinserimento sociale in base a parametri verificabili (lavora, ha la casa, non beve), non consideriamo questo come primario: è la qualità della relazione, e cioè la capacità di prenderci cura delle persone, che ci interessa, più che il loro adeguamento a uno standard che non tutti possono o vogliono accettare.
Fare con e non per: riteniamo che sia necessario superare lo schema assistenzialistico che assegna un ruolo attivo solo agli erogatori del servizio, relegando gli utenti in una posizione passiva che non li vede protagonisti di un percorso che essi hanno invece il diritto e il dovere di gestire in prima persona; ci interessa dunque coinvolgerli nell'ideazione e realizzazione dei progetti. A questo proposito, abbiamo notato come un positivo elemento di novità, nel panorama del volontariato bolognese che si occupa di emarginazione, lo stile di auto-aiuto adottato dall'Associazione Amici di Piazza Grande, con la quale peraltro collaboriamo da tempo, che ci ha permesso di verificare concretamente le potenzialità di recupero, di creatività e di solidarietà attiva di persone emarginate, qualora dispongano di adeguate opportunità.
Formazione, informazione e sensibilizzazione: intervenire nel campo dell'emarginazione non è mai stata questione di buon cuore; un volontariato "emotivo" e improvvisato può causare più danni dell'indifferenza. E' per questo che riteniamo irrinunciabile "professionalizzarci", acquisire competenze e informazioni adeguate, che riguardano da una parte la capacità di gestione della relazione d'aiuto (supervisione di tipo psicologico con personale competente), dall'altra la conoscenza della realtà sociale in cui siamo radicati, attraverso una raccolta di informazioni da organizzare in una banca dati.
Un altro obiettivo fondamentale che ci proponiamo è la capacità di essere soggetti di sensibilizzazione rispetto alla città, e se necessario di denuncia, sui problemi dell'emarginazione, di cui possiamo avere una percezione meno "scandalistica" e "allarmistica" di quanto possa invece apparire dalla mediazione spesso deformata degli organi di informazione. Abbiamo pertanto valutato come elemento di particolare interesse l'individuazione, all'interno del progetto "Bologna sicura", appena avviato dal Comune, di un ruolo attivo dei gruppi di volontariato, rispetto alla ricostruzione dei fondamenti etici del patto sociale.
Collegamento in rete: avendo centrato il nostro servizio sulla persona e la complessità dei suoi bisogni, è per noi indispensabile collaborare in rete, sia con altre realtà di volontariato che si occupano di emarginazione, sia con le strutture sanitarie e le istituzioni cittadine; siamo intervenuti nell'ambito apparentemente già saturo dell'associazionismo bolognese proprio nella convinzione che fosse necessario valorizzare le sue ricche risorse nel senso del collegamento e dell'ottimizzazione degli interventi, dell'eliminazione dei "doppioni", della realizzazione di sinergie. A questo proposito, VO.C.I. è membro attivo del Mo.V.I. (Movimento del Volontariato Italiano) bolognese, e dell'Associazione Zefiro-Casa Comune, costituitasi alla fine del '96, che riunisce dodici Associazioni non-profit con l'obiettivo di "funzionare come punto di confluenza e raccordo delle informazioni sulla marginalità sociale provenienti dal territorio, offrire opportunità di formazione" (dallo Statuto) e creare convergenze operative, a partire dalla condivisione della sede, la Casa Comune del non profit.
Un'interessante opportunità di convergenza, il Quartiere Porto: l'attivazione, all'inizio di gennaio '97, del Riparo Notturno (dormitorio di prima accoglienza) in via Fratelli Rosselli, gestito dall'Associazione Amici di Piazza Grande in convenzione col Comune, ci è sembrata un'interessante opportunità di verifica del nostro stile operativo: si tratta di un'area "a rischio", caratterizzata da una considerevole presenza di soggetti emarginati, dove nello stesso tempo si concentrano risorse dinamiche, espresse sia dalle istituzioni cittadine all'interno del progetto Bologna sicura (vigili di quartiere, street walkers) sia dall'associazionismo (accanto a Piazza Grande, offrono un sostegno al progetto o a progetti collegati VO.C.I., la Croce Rossa e l'Ordine dei Cavalieri di Malta !).
L'identità di VO.C.I. è comunque ancora in evoluzione, e siamo alla ricerca di stimoli e proposte per qualificare in modo più efficace il nostro operare. Per informazioni, la sede è presso la Casa Comune del non profit, in via Legnano 2 (Borgo Panigale); ci si può rivolgere al presidente Stefano Bertuzzi, tel 86.27.65 o al vicepresidente Laura Azzoni tel 55.11.36.

Laura Azzoni

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