Il risparmio non è solo un bene privato: ha anche un forte impatto sociale a seconda di chi lo gestisce, per finanziare attività e progetti di sviluppo oppure di mera speculazione. La "Cooperativa verso la Banca Etica" è nata con l'obiettivo di avviare in Italia il primo istituto di credito che si occupa non solo di rendite, ma anche di etica nell'uso del denaro e di economia sociale.

Una banca al servizio dell'uomo

La ricchezza di una comunità, di un popolo non è determinata solo dal possesso di beni, ma soprattutto dai suoi valori, dalla sua cultura, dalla solidarietà che sa esprimere.
Nel "villaggio globale" qualsiasi tipo di scelta economica ha delle conseguenze che si estendono a tutto il sistema, delle quali siamo quindi responsabili. Di conseguenza la responsabilità di un uso corretto o scorretto del denaro è anche nostra: come semplici risparmiatori siamo noi a fornire la "materia prima" dei mercati finanziari. Lo facciamo ogni volta che affidiamo il nostro denaro alle banche, cui la società attribuisce il compito di trasferire il denaro dei risparmiatori a soggetti che ne hanno bisogno per sviluppare attività economiche di vario tipo.
Il risparmio, dunque, non è solamente un semplice e neutro bene, ma acquista valenza etica quando il suo uso contribuisce a creare le premesse per la costruzione di un futuro migliore per la comunità. Per tutta la comunità.
Una normale banca si occupa solo del fatto che il denaro venga impiegato in modo remunerativo: non si chiede se l'attività finanziaria che viene promossa va a vantaggio della collettività.
Invece la finanza etica si impegna nei confronti del risparmiatore, non solo a garantire nel tempo il valore del denaro affidatogli, ma anche a porre lo sviluppo economico al servizio dell'uomo, valorizzando le diversità, promuovendo e sostenendo l'occupazione e la cultura, tutelando l'ambiente.
In questa ottica, nel 1994, un ampio movimento di realtà impegnate nel sociale, nell'educazione, nella cooperazione e nell'ambiente hanno lanciato il progetto BANCA ETICA che nel 1996 si è indirizzato verso la costituzione di una banca popolare, per poter garantire una solida presenza su tutto il territorio nazionale.
L'intento è quello di costruire uno strumento finanziario inedito per l'attuale sistema italiano: una banca che metta le proprie risorse a disposizione della crescita dell'economia sociale.
La Banca Etica finanzierà quelle realtà fondate su valori come la solidarietà, attenzione al disagio, la conservazione e lo sviluppo dell'ambiente. Inoltre in un sistema dove il segreto bancario favorisce il riciclaggio e le manovre più torbide, la Banca Etica sarà TRASPARENTE, perché esisteranno solo conti nominativi e non al portatore e perché l'utenza sarà costantemente informata sulla destinazione del risparmio e sulle iniziative che beneficiano dei crediti.
La Banca Etica darà credito e permetterà il risparmio, nell'ambito della vigente normativa bancaria e nel circuito delle banche popolari, dove i soci partecipano non sulla base del capitale versato, ma secondo il principio "una testa un voto".
A livello internazionale, la filosofia della finanza etica si è da tempo concretizzata in banche già affermate, come la Grameen Bank del Bangladesh, o le europee Oekobank, TrodosBK, Rafad e ABS.
In Italia esperienze simili sono costituite dalle Mutue Auto Gestione (MAG) [cfr. Mosaico n. 3] che da un ventennio finanziano lo sviluppo della cooperazione internazionale e dell'economia sociale.
Ma la Banca Etica consentirà il salto di qualità: non più strumento per pochi, per una nicchia di persone dotate di maggiore sensibilità, ma struttura che si inserisce a pieno titolo nel mercato finanziario, con un impatto politico e di immagine completamente diversi. Quanto il sistema lo avverta come elemento semplicemente marginale, lo dimostrano i "fondi etici" (dove quasi sempre l'etica viene scambiata con la disponibilità alla beneficenza) che diversi istituti bancari stanno realizzando.
Ma una banca non nasce da sola. In particolare, non nasce da sola una banca come questa: per una banca popolare occorre raccogliere un capitale sociale minimo di 12,5 miliardi di lire.
La Cooperativa Verso la Banca Etica si propone, attraverso l'impegno e la partecipazione di tutti coloro che credono in questo progetto, condividendo le aspirazioni di un utilizzo del risparmio al servizio dello sviluppo e del bene comune, di raccogliere il capitale sociale richiesto per arrivare alla costituzione della prima Banca Etica d'Italia nei primi mesi del 1998.
La posta in gioco è piuttosto alta: acquistare quote di capitale sociale dalla Cooperativa Verso la Banca Etica significa contribuire concretamente alla raccolta dei 12,5 miliardi necessari alla costituzione della banca, dimostrando così di essere convinti che possa esistere un istituto di credito che rispetta i principi in cui crediamo e che ci rende partecipi delle sue scelte.
Il taglio minimo è di 100.000 lire, ma è considerata una quota simbolica, da studenti; a chi crede nel progetto e dispone di un reddito chiediamo di sottoscrivere almeno cinque quote. Non si tratta di una donazione, ma di un investimento, di un'azione che intende essere produttiva fin dalla sua nascita e di cui il sottoscrittore conserva la titolarità.
Per raggiungere l'obiettivo in molte provincie italiane si sta sviluppando una rete di gruppi e soci referenti che, in forma volontaria, promuovono il progetto organizzando incontri culturali e diffondendo l'iniziativa.

Roberto Fattori

Per informazioni e materiale potete rivolgervi a:
· GIT Banca Etica Bolognese - v. Altabella 2/A - BO, tel. 051/235707, fax 051/521905
· Centro Poggeschi tel. 051/220435
· Cooperativa verso la Banca Etica, Piazzetta Sartori, 17 - 35137 PADOVA, tel. 049/651158 telefax 049/664922 - 8755714.

Torna all'indice del numero 9
Scarica tutto il numero 9 in formato PDF