Il Mosaico ospita da questo numero alcune pagine a cura del Movimento per l'Ulivo di Bologna, nelle quali verranno proposte riflessioni su temi di interesse locale e non solo. In questo modo il nostro giornale intende confermare il proprio impegno a favore di un rapporto più intenso e diretto fra cittadini e politica, in coerenza con l'intento originario di offrirsi come laboratorio di analisi e di proposta, come coscienza critica e come animatore di dibattito all'interno di un movimento, quello dell'Ulivo, che insieme agli inevitabili limiti ha avuto il pregio di riportare alla politica e all'impegno civile migliaia di persone.
In accordo con il Mosaico, il Movimento intende allargare la riflessione a quanti (cittadini, gruppi, associazioni, partiti) siano interessati a dare il proprio contributo alla crescita di questa nuova esperienza politica con riflessioni, analisi, resoconti di iniziative e proposte.

Ulivo: alleanza e progetto

Semplificazione del sistema politico, superamento delle appartenenze, partecipazione e controllo dei cittadini nell'intervento del coordinatore del Movimento per l'Ulivo di Bologna al recente Congresso provinciale del Partito Democratico della Sinistra.

È una forte emozione per me partecipare, da alleato, al congresso del PDS, che raccoglie l'eredità di un PCI che ho avversato per lunghi anni.
Condividevo i valori di fondo come quelli della giustizia sociale, della difesa dei deboli, ma contestavo quelli che in questa sede Ramazza ha definito "i tragici errori". D'altra parte mi rammaricavo che un partito come la DC, di cui condividevo la spinta solidaristica, la libertà, la promozione economica, le confondesse con l'assistenzialismo e il clientelismo. Immaginate con quale soddisfazione ho visto nascere l'Ulivo che vedeva riassunti in sé i valori migliori di quelle componenti, assieme a quelle laiche ed ambientaliste.
Mi sono dedicato con entusiasmo alla sua promozione, così come migliaia di altre persone come me. Migliaia di persone, aderenti o meno a partiti della coalizione, hanno visto il progetto non come una semplice alleanza elettorale e neppure come un'alleanza per governare, ma come un vero grande progetto di rinnovamento politico e sociale. Queste forze, unite alla capacità organizzativa dei partiti, hanno consentito il risultato del 21 aprile, e la formazione del governo Prodi grazie al quale ci stiamo avviando, dopo tanti anni, a divenire un Paese moderno, avvicinandoci a quell'Europa che è ancora una meta ma è comunque da tempo un riferimento per le strategie delle forze politiche.
Paradossalmente, proprio mentre si ottenevano i primi risultati, il progetto veniva progressivamente ridimensionato, facendo riemergere istanze, certo legittime, come il senso di appartenenza e l'orgoglio di partito, che fatalmente ostacolano il consolidamento delle radici della coalizione.
Il diffondersi di un tale atteggiamento rende più tiepidi coloro che avevano riposto nell'Ulivo le speranze di rinnovamento, e per qualche verso rischia di rendere più difficile la stessa azione di governo.
Da qui l'esigenza di ridare impulso ad un movimento che richiamandosi allo spirito originario dell'Ulivo pensa di sostenere e rinsaldare dal basso la coalizione recuperando anche ampi strati di cittadini che non si riconoscono nei partiti.
Il Movimento per l'Ulivo non è, e non vuole diventare l'ennesimo partitino, magari funzionale solo alla ricerca di qualche posto al sole da parte di personale politico vecchio o nuovo, ma comunque di vecchio stampo.
Vuole invece lavorare oggi per il bipolarismo, per una rapida semplificazione del sistema politico anche tramite il completamento della riforma elettorale in senso maggioritario e per favorire la più ampia partecipazione dei cittadini alla vita democratica del Paese.
Ma sinceramente io mi sento di interpretare qui coloro che credono possibile, nel lungo periodo, andare oltre un puro e semplice bipolarismo i cui poli siano costituiti da una galassia di partiti e partitini.
Nulla a che vedere con la proposta berlusconiana di un partito unico nel Polo, ma neanche con la "massa gelatinosa" paventata dal vostro segretario Massimo D'Alema.
Quello a cui penso è un piatto forte, composto di ingredienti dai sapori forti, ben amalgamati fra di loro.
L'operazione è difficile e comunque lunga, se è vero che fra di voi, che dovreste in ogni caso avere il ruolo di protagonisti, forse la maggioranza non ne vuole neppure sentir parlare.
Lo sforzo maggiore è indubbiamente quello di far convivere, e quindi omogeneizzare le varie culture, partendo da ciò che unisce, e qui da laico dico che particolare attenzione va posta su questo piano al rapporto coi cattolici democratici.
Poi occorre modificare taluni comportamenti negativi:
· la troppa attenzione troppo spesso dedicata all'opinione dei "salotti" più o meno buoni;
· la sopravvalutazione talvolta del peso e della rappresentanza di esponenti della società civile senza la verifica della loro rappresentatività;
· la rinuncia da parte degli elettori ad un costante e rigoroso controllo del comportamento degli eletti a tutti i livelli;
· una visione della politica in cui tende a prevalere la logica del potere rispetto alla logica del servizio.
Tutto ciò è ottenibile, a mio parere, lavorando assieme sui problemi, con l'apertura mentale e la ricerca della sintesi più che con quello del confronto e della prevalenza degli uni sugli altri.
Con questo spirito, e con la speranza che l'Ulivo diventi sempre meno lo scudo dietro cui ripararsi nei momenti difficili, salvo poi riapparire ciascuno per se quando c'è da vantare qualche successo, favoriremo dovunque la costituzione di tavoli o gruppi dell'Ulivo ai quali intendiamo partecipare con un ruolo diverso da quello dei rappresentanti dei partiti.
Noi vorremmo essere i propulsori dell'idea e al tempo stesso, passatemi l'espressione, la "coscienza critica" dell'alleanza. Certo a qualcuno potrebbe venire in mente invece la definizione di "grillo parlante" e magari l'idea di farci fare la stessa fine. Credo che questo non gioverebbe a nessuno.
Buon lavoro!

Nerio Bentivogli

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