Quando le regole non bastano

A margine del dossier sul Servizio Sanitario, alcune considerazioni (e proposte) sui vizi di fondo con cui spesso si impostano e si affrontano i problemi della cura e della prevenzione. E poi è giusto tagliare sulla sanità pubblica mentre lo Stato continua a ripianare il deficit dei trasporti?

Ogni volta si sia chiamati a discutere o a scrivere di sanità, la richiesta si incentra sulle regole, i tentativi di analisi sono sulle norme, gli sforzi per produrre idee migliorative si impostano come supporti alle ipotesi di nuove leggi, continuando - mi pare - a non capire che la sanità, come ogni grande settore della vita sociale, può essere organizzata e assicurata partendo da tre semplici capisaldi che ne rappresentano le scelte politiche di fondo:
· La fornitura del servizio possibile deve essere data a tutti o deve essere un privilegio di alcuni?
· Nella graduatoria dei servizi al cittadino quali debbono essere le priorità?
· Quale tra le molte priorità ha maggiore rilevanza al fine di garantire al cittadino i diritti fondamentali?
Un altro grave rischio è che ogni considerazione, ogni scelta, ogni decisione operativa nelle cose della politica venga valutata non nell'ottica della politica, ma prima ancora attraverso i parametri dell'economia.
È lampante e spesso scandalosa dimostrazione di ciò la nostra legge finanziaria che da legge di bilancio è divenuta il luogo legislativo nel quale si collocano le scelte politiche che non si è avuto il coraggio di effettuare nell'anno precedente e si presume non lo si avrà in quello successivo.
Dall'ormai lontano 1978, anno della tanto criticata legge istitutiva del Servizio Sanitario Nazionale, fino ad oggi, sono stati innumerevoli i tentativi di correzione, cancellazione, riscrittura, reinterpretazione di regole, norme, competenze e metodi, non capendo che a nulla serve cambiare le regole ad ogni piè sospinto, magari senza applicare quelle esistenti, anche perchè tale comportamento è spesso la foglia di fico dietro la quale nascondere le inadeguatezze, le incompetenze, le cattive volontà.
Chiamato, dunque, a qualche commento, a qualche idea e a qualche considerazione in ordine alla riorganizzazione del Servizio Sanitario Nazionale, sono dispiaciuto di deludere chi a tal proposito mi aveva cercato e forse anche Voi che mi state leggendo, ma dopo oltre 15 anni di attenzione speciale a questo settore, a motivo del mio impegno professionale, credo veramente si debba, tutti, cambiare registro.
A che serve disquisire se le USL siano diventate ASL se i meccanismi reali (non quelli virtuali delle regole scritte) non sono mutati di una virgola?
A che serve lo scorporo o l'accorpamento di strutture ospedaliere se chi deve decidere o subire tali scelte ne ragiona solo in termini di utilità o pericolo per la propria posizione professionale? A che servono i Centri Unificati di Prenotazione se le quote di riserva, che consentono di non cambiare le cose rispetto al passato, sono tali per cui un cittadino debba attendere per l'atto diagnostico o terapeutico quanto attendeva prima?
Allora ritorniamo ai tre grandi interrogativi che ci siamo posti all'inizio.
Il Servizio Sanitario Nazionale deve coprire le esigenze dei cittadini? Di tutti i cittadini?
Se la risposta, come penso debba essere, è sì, allora non si provveda in continuazione a inventare arzigogoli e meccanismi per escludere dal servizio categorie di cittadini.
Mi si dirà che le risorse non sono sufficienti.
Si agisca come ci si comporta in ogni famiglia allorquando si presentino difficoltà economiche. Si cerchi di risparmiare, ma si verifichi anche la possibilità di guadagnare di più.
Se il fondo Sanitario Nazionale pesa per oltre 50.000 miliardi sulla fiscalità generale e la stessa non può dilatare tale cifra, si aumenti il valore assoluto della entrata complessiva colpendo evasione ed elusione che rappresentano il grande cancro della economia del nostro Paese.
Ed in ordine alle priorità si valuti se sia più importante finanziare la Sanità o il Fondo Nazionale dei Trasporti che, al fine di ripianare i bilanci deficitari di Ferrovie, Alitalia e aziende dei trasporti locali, grava anch'esso sul bilancio dello Stato per molte decine di migliaia di miliardi.
Ed ancora, con grande rispetto e considerazione nei confronti della cultura, è più importante riversare attenzioni e risorse sul settore del cinema e del teatro o sulla salute, bene primario dell'uomo.
Mi si dirà che garantire finanziamenti ad alcuni settori significa produrre, attraverso la possibilità di maggiori investimenti nuova ricchezza e posti di lavoro. Ma questo non vale anche per la Sanità?
Investire in sanità produce un doppio effetto positivo: il primo diretto (industrie che forniscono beni e servizi), il secondo cittadini più sani che possono, al pieno delle loro facoltà, produrre ricchezza.
Queste sono scelte fondamentali di priorità che non possono essere operate nella concitazione di una legge di bilancio sulla quale si accaniscono gli interessi tattici di ogni comparto della vita nazionale.
Ed infine le priorità interne al settore.
Attraverso un rilancio della medicina di base si attui con maggiore impegno l'attività di prevenzione, la grande dimenticata, e si responsabilizzino i medici di famiglia anche attraverso strumenti operativi precisi quali quello del budget annuo per paziente e complessivo.
Si mettano in reale e distinta concorrenza la Sanità pubblica e quella privata dando alla stessa pari dignità e interrompendo contemporaneamente quelli che spesso sono legami personali e non istituzionali. Si favorisca la partecipazione dei cittadini alla organizzazione, alla gestione e al controllo del servizio. Si immaginino progetti realizzabili e si cerchi caparbiamente di rendere concreti quelli, prima di immaginare nuovi percorsi. Si creino meccanismi semplici di reale responsabilizzazione degli operatori operando cesure nette e chiare con antichi e consolidati privilegi e personalismi.
Non dimentichiamo, però, che alla base di tutte le regole che ci daremo, di tutte le scelte legislative, economiche e organizzative non potrà non esserci un fondamentale concetto ispiratore senza il quale ogni regola sarà vanificata.
Organizzare e gestire bene la sanità significa valorizzare la dignità del cittadino malato riscoprendo il valore della onestà. Non è poco, ma è condizione indispensabile.

Piero Proni

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