ENEA: una risorsa da usare meglio

Oltre a contenere la spesa, per risanare lo Stato occorre riscattarne le strutture dal degrado per rilanciarne il ruolo, favorendo il ricambio dei vertici e stabilendo regole chiare che premino competenza, professionalità e impegno. A rischio un settore strategico per il nostro futuro.

Dal  "Comitato per l'Italia che vogliamo", costituitosi oltre un anno fa presso il Centro ENEA di Bologna, si è ora formato ed è attivo il "Comitato per l'Ulivo" ENEA di Bologna.
Il motivo che ha portato una quindicina di persone, tra ricercatori, tecnici ed amministrativi, a ritrovarsi su obiettivi condivisi di prospettiva e di programma politico è la generale convinzione che la realizzazione di una casa comune della coalizione di centro sinistra, pur nelle diverse matrici storiche ed identità culturali, sia un punto di riferimento di alto significato politico ed una possibilità concreta di risanare il Paese nel rigore e nell'equità. Oltre che intervenire con leggi antispreco di tipo strutturale, risanare il Paese significa por mano alle strutture e articolazioni dello stato che si trovano in condizioni di degrado al fine di renderle più efficienti nei mezzi e più efficaci nei fini.
Un lavoro gigantesco, che può essere realizzato gradualmente agendo su diversi piani contemporaneamente: da una parte definendo leggi e norme più chiare ed assegnando piena responsabilità agli amministratori ed ai dirigenti, dall'altra promovendo a tutti i livelli una cultura dello stato e della responsabilità individuale.
L'ENEA (Ente per le Nuove tecnologie, l'Energia e l'Ambiente) è tipicamente una di queste strutture da risanare e rilanciare. In seguito all'esito del referendum sul nucleare in Italia, l'ENEA ha subito varie vicissitudini e ristrutturazioni. Pur essendo da tempo in vigore una nuova legge istituzionale (la 282 del 1991) che individua tre grandi aree di attività (energia, ambiente ed innovazione), all'ENEA si sono susseguiti numerosi  cambiamenti organizzativi interni spesso legati a scelte clientelari più che ad esigenze funzionali.
L'ENEA ha un organico di oltre 4000 lavoratori tra ricercatori, tecnici e amministrativi, distribuiti nelle varie sedi, dove dispone di laboratori e strumentazione: si tratta di un capitale di competenze e di professionalità di prim'ordine, che insieme con le attrezzature e le apparecchiature, costituisce quella che possiamo chiamare "risorsa ENEA", una risorsa per il Paese che, se non razionalizzata e sviluppata, rischia di depauperarsi in tempi brevi.
Da molto tempo mancano direttive ed indirizzi politici chiari. Gran parte della dirigenza ha dimostrato di non essere all'altezza del ruolo che ad essa compete e molti ricercatori, abbandonati a se stessi, il più delle volte hanno aperto linee di attività, anche valide e qualificate, ma spesso al di fuori di indirizzi strategici generali.
La necessità di un rinnovo e ricambio dei vertici dell'ENEA s'impone con urgenza.
Nel mese di marzo di quest'anno è a scadenza il Consiglio di Amministrazione e la nomina dei nuovi consiglieri dovrà essere effettuata tempestivamente, evitando assolutamente qualsiasi forma di "prorogatio", pena un ulteriore degrado della situazione.
Questa azione di ricambio è solo un primo passo di quel processo di riforma che dovrà interessare l'ENEA e, in senso più largo, tutto il sistema ricerca.
L'attenzione che il governo dedicherà a questo settore, tanto citato nelle dichiarazioni, quanto dimenticato nei provvedimenti reali, rappresenterà una sorta di cartina di tornasole sull'effettivo impegno riformatore e sulla concretezza di una politica industriale moderna e innovativa all'altezza di un Paese che aspira ad essere, a giusta ragione, tra quelli più evoluti in campo economico e sociale.

Stefano Gruppuso, Tiziano Martinelli, Paolo Neri



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Nerio Bentivogli

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