Dietro le tensioni in Università, situazioni locali poco chiare (ad esempio sugli esiti della ristrutturazione di via Zamboni 25) ma anche un quadro nazionale che offre meno opportunità.

Università e studenti: rapporto in crisi?

Le recenti proteste degli studenti universitari a Bologna costituiscono segnali di disagio, di un malessere avvertito a più livelli, rispetto a cui i fatti, anche violenti, di piazza Verdi sono solo la punta di un iceberg.
Non voglio con ciò dare troppa "importanza" ai cento-duecento giovani protagonisti delle proteste, ma credo di poter dire che essi gridano a loro modo un disagio (e magari perseguono anche obiettivi errati), che altri vivono in silenzio e a costo di grandi sacrifici. Fare un quadro completo è impresa ardua: andrò a "sensazioni" e in maniera un po' disordinata.
La ristrutturazione di Palazzo Paleotti(via Zamboni 25) è una questione seria: finalmente Comune, Regione e Università si apprestano a mettere mano ad un edificio di enormi potenzialità, in posizione strategica (si affaccia su piazza Verdi), che oggi è in uno stato di assoluto degrado. Tale iniziativa può e deve investire anche lo stesso ruolo di piazza Verdi, cuore malato della cittadella universitaria.
Gli studenti dicono che si vuole espropriarli di spazi vitali, che c'è un disegno che attenta al diritto allo studio (oggi l'edificio offre prevalentemente sale studio, oltre a un bar e a una biblioteca).
Esiste un progetto che prevede una ristrutturazione in tre tempi (i tre lotti di cui spesso si parla): il primo lotto verrà ristrutturato con fondi del Comune e della Regione, sugli altri due interverrà l'Università. Ed è sulla destinazione degli spazi e sui servizi da attivare che nascono le polemiche. Prima di tutto bisogna dire che l'intero edificio è vincolato a servizi per il diritto allo studio, di qui non si scappa. Secondariamente le singole destinazioni dei due lotti di competenza universitaria devono ancora essere decise dagli organi accademici: quindi è opportuno "vigilare" e interessarsi, ma senza eccessivi allarmismi, nonostante qualche idea stravagante sia emersa (club dei docenti, banca, etc.) Il vero nocciolo della questione riguarda invece il lotto "comunale", ed in particolare il progetto di un "portico telematico" caldeggiato dal Prof. Eco. Qui gli interrogativi sono reali ed investono molti profili della vicenda: la stessa utilità del progetto, le modalità di accesso per gli studenti (a pagamento?!), i criteri di scelta dei gestori (in maniera discrezionale, o come sarebbe più giusto con una pubblica gara?). Il Comune non ha brillato per chiarezza, e mi domando quale visione, quale progettualità, stiano dimostrando i responsabili della città (che tra l'altro prima acquistano dall'Università la metà di Palazzo Paleotti non ancora di loro proprietà, e solo dopo, sic!, si rendono conto di non avere i fondi per ristrutturarlo e quindi richiamano in campo l'Università stessa). Le preoccupazioni su questo punto sono fondate; bisogna però evitare che un'opposizione dura e pura faccia fallire l'intera ristrutturazione provocando gravi danni per tutti, e per gli studenti in primis.
Questa la "miccia" bolognese. Ma è l'intero sistema dell'istruzione universitaria che sta vivendo tensioni e contraddizioni molto forti: bisogno di laureati, mega-atenei e numero chiuso, difficoltà di reperimento dei fondi, spinta verso l'autonomia e centralismo ministeriale, diritto allo studio e tasse e costi sempre più alti, concorsi di accesso alla carriera accademica delegittimati e incapacità di cambiare, etc.
Sullo sfondo poi c'è un mondo del lavoro profondamente mutato, per cui i giovani si trovano di fronte a una realtà che non si aspettavano: la scomparsa del "posto fisso", anni di precariato e di incertezze, necessità di forti doti di auto-imprenditorialità (ci si deve "creare" il lavoro da soli); molti rimangono spiazzati ed emarginati. Di sicuro chi esce oggi dall'Università non ha quelle opportunità che hanno avuto i nostri genitori, ed è perciò costretto a prolungare in maniera innaturale una fase transitoria della propria vita. E ci vengono a parlare dei diritti dei "pensionati-baby" quando non si è in grado di dare un futuro ai giovani! All'Università, come fra i neolaureati, si vive questo disorientamento, anche perché ci si rende conto che si sta andando sempre più verso una divaricazione tra chi ha i mezzi, le opportunità, legati alla propria situazione famigliare, e chi invece deve contare solo su se stesso. La forbice si allarga: ci aspetta un futuro da paese sudamericano?
Non sono in grado di dire quali potrebbero essere le conseguenze a medio e lungo termine. Finora nel nostro Ateneo, paradossalmente, il risultato è stato un maggior individualismo (solo qualche anno fa si respirava un clima diverso), la caduta di tensioni ideali accompagnata da un pragmatismo terra terra, un "consensualismo" generalizzato in cui tutti sono d'accordo con tutti (o tutti sono fittiziamente contro tutti, il che è lo stesso), e ciò rispecchia bene il panorama nazionale. Non è forse questo il sintomo di un'incapacità di fare delle vere scelte, a tutti i livelli?

Marco Calandrino



Ulivo coalizione e Ulivo movimento. Quale ruolo per il Coordinamento provinciale dei partiti?

L'Ulivo fra politica e amministrazione

Chiediamo a Filippo Boriani, portavoce dei Verdi di Bologna e, da ottobre '96, Coordinatore Provinciale dell'Ulivo qual è il ruolo e il significato del Coordinamento dell'Ulivo a Bologna.
"L'Ulivo è la coalizione che ha vinto le elezioni politiche e, volendo conservare il valore aggiunto che deriva dall'essere coalizione, a Bologna prevede la presenza stabile nel Coordinamento dei partiti e del Movimento per l'Ulivo che partecipa con una pari dignità. Dunque non competizione né alternativa. [...] Spesso i partiti sono stati demonizzati, e sono state spese parole poco generose sul presunto esaurimento del loro ruolo; sono invece elemento di democrazia e organizzazione sociale, si sono assunti delle responsabilità, continuano ad avere il compito di organizzare i cittadini e si rapportano ad una coalizione.
E la scommessa dell'Ulivo, che si misura oggi con le difficoltà concrete del governo, è sapere distillare il meglio delle posizioni dei singoli componenti, valorizzare la parte migliore del proprio bagaglio e farla confluire nella coalizione. Per questo nei partiti deve restare alto l'orizzonte ideale della coalizione, perché non si esauriscano al loro interno ma diano il senso all'essere insieme esprimendo e confrontando le loro culture diverse; e stare insieme non solo per rispondere alla presenza del polo conservatore di destra".
Dopo la politica, l'amministrazione e le discussioni collegate alla attualità amministrativa: la riorganizzazione della sanità, lo stato di crisi delle aziende bolognesi, la natura e le funzioni della città metropolitana... L'obiettivo è quello di istruire i problemi per tempo, cercando di arrivare a sintesi unitarie. Come è avvenuto in Comune con l'ordine del giorno sulle politiche familiari, che è riuscito a tenere unita e rafforzare la maggioranza dell'Ulivo.
È in progetto una Convention Provinciale programmata per i prossimi mesi di aprile o maggio, con l'obiettivo di approfittare dell'anniversario del primo anno di governo per compiere una prima verifica del lavoro fatto, per mantenere aperto il confronto sulla coalizione, per rilanciarla con forza nel suo significato costruttivo.
Ci sarà uno spazio per i parlamentari eletti nelle nostre circoscrizioni, per chiedere e verificare in che misura sono riusciti a portare un segnale di discontinuità positiva nella politica italiana.

Gabriella Santoro

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