Obiettivo partecipazione
Dai Referendum alla Bicamerale, dalla fatica dell’Ulivo alle dimissioni in Bologna Nuova: fatti diversi, ma chiari segnali di emarginazione della società civile dai luoghi della politica, a sinistra come a destra. Un altro numero per non arrendersi.
L’idea che ha sempre unito noi del Mosaico,
nonostante le molte discussioni e i pareri spesso diversi, è che bisogna partecipare
alla vita politica, sempre. Occuparsi da cittadini della cosa pubblica è un
dovere che non ammette deroghe e scusanti ed è nostro diritto-dovere sia delegare
gli eletti a gestire per noi le istituzioni, sia partecipare con una continua
opera di supporto, proposta, e controllo del loro lavoro.
Nonostante ciò, gli ultimi referendum (sia locali che nazionali) ci hanno
di fatto diviso: una metà di noi è andata a votare, mentre gli altri hanno
ritenuto inutile o addirittura sbagliato partecipare.
Non stiamo ad analizzare in dettaglio le ragioni addotte per giustificare
le due scelte: ce ne sono di valide da entrambe le parti.
La domanda vera che ci dobbiamo porre è: come è possibile che in un momento
in cui tutti invochiamo la necessità di coinvolgere la "gente", di riavvicinare
i "giovani" al dibattito e alla creazione del loro futuro, di fatto accettiamo
supinamente che gli spazi di partecipazione si riducano?
Qui non si tratta di dare torto o ragione a Pannella, ai partiti o ai tuttologi
di turno. Si tratta di capire come vogliamo e come possiamo creare occasioni
e strumenti di vera partecipazione dei cittadini alla politica.
Il problema non è che un certo argomento è poco sentito, o troppo complicato,
o che interessa solo gruppi limitati. Forse che decidere sull'assetto urbanistico
di una città, o sulla stampa e la magistratura interessa davvero solo pochi
esperti?
Come sempre, il problema sta a monte. Ovvero le scelte vanno preparate istruendo
con i cittadini una fase complessa, ma indispensabile, di dibattito, informazione,
riflessione e proposta di alternative prima di porre l’elettorato di fronte
a quesiti spesso mal formulati e confusi, prima che i partiti svogliatamente
si occupino per forza di problemi arcinoti e da tempo lasciati a languire,
prima che, divorati dall'ansia dello spettacolo, i media facciano il solito
pessimo servizio di informazione e maturazione delle coscienze.
Non è vero che non c'è disponibilità ed interesse da parte dei cittadini ad
occuparsi dei problemi della società locale e nazionale, anche difficili.
C'è la difficoltà a farlo in maniera organica e almeno un po' incisiva, in
un contesto in cui tutti, partiti, istituzioni, movimenti, ecc. dicono di
volersi aprire alle "gente", ma poi operano nel chiuso delle segreterie, del
palazzo o del piccolo cerchio di fedelissimi. Anche noi del Mosaico, seppure
per mancanza di tempo, perché travolti individualmente come tutti dal ritmo
frenetico della nostra vita, facciamo fatica a muoverci come pretendiamo che
gli altri si muovano.
La storia recente ci dice che tutte le iniziative in qualche modo politiche
hanno avuto seguito quando hanno proposto - o solo lasciato intravedere -
una maggiore partecipazione dei cittadini alla cosa pubblica. I movimenti
referendari (Segni e Pannella), i cosiddetti nuovi partiti (Forza Italia)
e le nuove aggregazioni (l'Ulivo), di destra o di sinistra, hanno di fatto
sollevato aspettative e speranze in una nuova forma di partecipazione.
Naturalmente siamo abbastanza smaliziati per sapere bene che la realtà è molto
complessa e che non si può affrontare la politica in modo dilettantesco. Ma
ciò non toglie che il recupero del senso della cosa pubblica e dello stato,
attraverso la presenza vera dei cittadini nella vita politica, rappresenta
di fatto l'unica vera rivoluzione in una società che tende sempre più a frammentare
e contrapporre interessi e a spingere gli individui al puro consumo.
Il senso di malessere e il rifiuto di questa tendenza è secondo noi evidente
sia a destra che a sinistra, e si manifesta in diverse persone e con vari
segnali. Tra i tanti esempi, menzioniamo tre cose che si riallacciano ad altri
temi, locali e nazionali, trattati in questo numero: le dimissioni da Consigliere
Comunale di Bologna di Giuseppe Gazzoni, le vicende dell’Ulivo, l’esito della
Bicamerale.
La Bicamerale. Le proposte di riforma, a cui dedichiamo il dossier,
convergono su un punto: riappropriazione della politica da parte degli apparati,
restrizione del potere di orientamento e decisione dei cittadini e dei corpi
intermedi, identificazione della politica con la partitocrazia.
L'Ulivo. Certamente alcuni lo hanno visto e usato come occasione per
riciclarsi e riproporsi sulla scena. Ma, altrettanto certamente, tanti hanno
visto nell'Ulivo una speranza di avvicinarsi all'utopia di un cittadino che
vive la sua vita, non fa politica attiva, ma esiste nel movimento e qui ha
un diritto-dovere di presenza autonomo dall'apparato. Gran parte della delusione
che a volte serpeggia anche fra i più convinti ulivisti è dovuta proprio all'evaporazione
di questo obiettivo. Nessuno si aspettava che non ci sarebbero state "lacrime
e sangue" da versare per risollevare le cose. Alcuni però speravano e sperano
che invece di perdersi in uno sterile dibattito (se esista o non esista una
contrapposizione con i partiti, o se l'Ulivo stesso debba essere o non essere
un partito) si potesse rinvigorire e rinforzare i partiti riportandoli al
loro ruolo originario e costituzionale di attori della politica in rappresentanza
dei cittadini che direttamente partecipano alle loro attività e decisioni.
Il caso Gazzoni. Dopo l’ex calciatore Cabrini, anche Gazzoni si è dimesso
da consigliere comunale. Nonostante il ruolo molto attivo mantenuto nella
città (non solo come Presidente del Bologna F.C), che tuttora dichiara di
voler mantenere, Gazzoni ha dichiarato di non riuscire a svolgere in modo
efficace il compito che si era prefisso e su cui si era impegnato con i suoi
elettori.
Pur nella diversità delle posizioni e delle opinioni, ci sembra un segnale
importante, un'altra faccia dello stesso problema: il cittadino che si affaccia
alla politica attiva fuori da schemi preordinati e rigidi rimane quantomeno
deluso o viene di fatto emarginato. Ci pare importante approfondire questo
punto, e per questo abbiamo indirizzato a Gazzoni una lettera e una serie
di domande, alle quali ha dichiarato che risponderà pubblicamente nel prossimo
numero. Aspettiamo con curiosità e interesse.
Flavio Fusi Pecci
IN QUESTO NUMERO:
Bicamerale e Magistratura: riforma o resa dei conti?