Numero 10 (Maggio-Agosto 1997) in formato PDF

Obiettivo partecipazione

Dai Referendum alla Bicamerale, dalla fatica dell’Ulivo alle dimissioni in Bologna Nuova: fatti diversi, ma chiari segnali di emarginazione della società civile dai luoghi della politica, a sinistra come a destra. Un altro numero per non arrendersi.

L’idea che ha sempre unito noi del Mosaico, nonostante le molte discussioni e i pareri spesso diversi, è che bisogna partecipare alla vita politica, sempre. Occuparsi da cittadini della cosa pubblica è un dovere che non ammette deroghe e scusanti ed è nostro diritto-dovere sia delegare gli eletti a gestire per noi le istituzioni, sia partecipare con una continua opera di supporto, proposta, e controllo del loro lavoro.
Nonostante ciò, gli ultimi referendum (sia locali che nazionali) ci hanno di fatto diviso: una metà di noi è andata a votare, mentre gli altri hanno ritenuto inutile o addirittura sbagliato partecipare.
Non stiamo ad analizzare in dettaglio le ragioni addotte per giustificare le due scelte: ce ne sono di valide da entrambe le parti.
La domanda vera che ci dobbiamo porre è: come è possibile che in un momento in cui tutti invochiamo la necessità di coinvolgere la "gente", di riavvicinare i "giovani" al dibattito e alla creazione del loro futuro, di fatto accettiamo supinamente che gli spazi di partecipazione si riducano?
Qui non si tratta di dare torto o ragione a Pannella, ai partiti o ai tuttologi di turno. Si tratta di capire come vogliamo e come possiamo creare occasioni e strumenti di vera partecipazione dei cittadini alla politica.
Il problema non è che un certo argomento è poco sentito, o troppo complicato, o che interessa solo gruppi limitati. Forse che decidere sull'assetto urbanistico di una città, o sulla stampa e la magistratura interessa davvero solo pochi esperti?
Come sempre, il problema sta a monte. Ovvero le scelte vanno preparate istruendo con i cittadini una fase complessa, ma indispensabile, di dibattito, informazione, riflessione e proposta di alternative prima di porre l’elettorato di fronte a quesiti spesso mal formulati e confusi, prima che i partiti svogliatamente si occupino per forza di problemi arcinoti e da tempo lasciati a languire, prima che, divorati dall'ansia dello spettacolo, i media facciano il solito pessimo servizio di informazione e maturazione delle coscienze.
Non è vero che non c'è disponibilità ed interesse da parte dei cittadini ad occuparsi dei problemi della società locale e nazionale, anche difficili. C'è la difficoltà a farlo in maniera organica e almeno un po' incisiva, in un contesto in cui tutti, partiti, istituzioni, movimenti, ecc. dicono di volersi aprire alle "gente", ma poi operano nel chiuso delle segreterie, del palazzo o del piccolo cerchio di fedelissimi. Anche noi del Mosaico, seppure per mancanza di tempo, perché travolti individualmente come tutti dal ritmo frenetico della nostra vita, facciamo fatica a muoverci come pretendiamo che gli altri si muovano.
La storia recente ci dice che tutte le iniziative in qualche modo politiche hanno avuto seguito quando hanno proposto - o solo lasciato intravedere - una maggiore partecipazione dei cittadini alla cosa pubblica. I movimenti referendari (Segni e Pannella), i cosiddetti nuovi partiti (Forza Italia) e le nuove aggregazioni (l'Ulivo), di destra o di sinistra, hanno di fatto sollevato aspettative e speranze in una nuova forma di partecipazione.
Naturalmente siamo abbastanza smaliziati per sapere bene che la realtà è molto complessa e che non si può affrontare la politica in modo dilettantesco. Ma ciò non toglie che il recupero del senso della cosa pubblica e dello stato, attraverso la presenza vera dei cittadini nella vita politica, rappresenta di fatto l'unica vera rivoluzione in una società che tende sempre più a frammentare e contrapporre interessi e a spingere gli individui al puro consumo.
Il senso di malessere e il rifiuto di questa tendenza è secondo noi evidente sia a destra che a sinistra, e si manifesta in diverse persone e con vari segnali. Tra i tanti esempi, menzioniamo tre cose che si riallacciano ad altri temi, locali e nazionali, trattati in questo numero: le dimissioni da Consigliere Comunale di Bologna di Giuseppe Gazzoni, le vicende dell’Ulivo, l’esito della Bicamerale.
La Bicamerale. Le proposte di riforma, a cui dedichiamo il dossier, convergono su un punto: riappropriazione della politica da parte degli apparati, restrizione del potere di orientamento e decisione dei cittadini e dei corpi intermedi, identificazione della politica con la partitocrazia.
L'Ulivo. Certamente alcuni lo hanno visto e usato come occasione per riciclarsi e riproporsi sulla scena. Ma, altrettanto certamente, tanti hanno visto nell'Ulivo una speranza di avvicinarsi all'utopia di un cittadino che vive la sua vita, non fa politica attiva, ma esiste nel movimento e qui ha un diritto-dovere di presenza autonomo dall'apparato. Gran parte della delusione che a volte serpeggia anche fra i più convinti ulivisti è dovuta proprio all'evaporazione di questo obiettivo. Nessuno si aspettava che non ci sarebbero state "lacrime e sangue" da versare per risollevare le cose. Alcuni però speravano e sperano che invece di perdersi in uno sterile dibattito (se esista o non esista una contrapposizione con i partiti, o se l'Ulivo stesso debba essere o non essere un partito) si potesse rinvigorire e rinforzare i partiti riportandoli al loro ruolo originario e costituzionale di attori della politica in rappresentanza dei cittadini che direttamente partecipano alle loro attività e decisioni.
Il caso Gazzoni. Dopo l’ex calciatore Cabrini, anche Gazzoni si è dimesso da consigliere comunale. Nonostante il ruolo molto attivo mantenuto nella città (non solo come Presidente del Bologna F.C), che tuttora dichiara di voler mantenere, Gazzoni ha dichiarato di non riuscire a svolgere in modo efficace il compito che si era prefisso e su cui si era impegnato con i suoi elettori.
Pur nella diversità delle posizioni e delle opinioni, ci sembra un segnale importante, un'altra faccia dello stesso problema: il cittadino che si affaccia alla politica attiva fuori da schemi preordinati e rigidi rimane quantomeno deluso o viene di fatto emarginato. Ci pare importante approfondire questo punto, e per questo abbiamo indirizzato a Gazzoni una lettera e una serie di domande, alle quali ha dichiarato che risponderà pubblicamente nel prossimo numero. Aspettiamo con curiosità e interesse.
Flavio Fusi Pecci

IN QUESTO NUMERO:

Bicamerale e Magistratura: riforma o resa dei conti?

Gli interventi di un pubblico ministero (Andrea Tarondo) e di un giudice (Filippo Mancuso) sulle proposte di riforma della della magistratura attualmente in discussione alla Commissione bicamerale per le riforme.

DOSSIER: Riforme a metà del guado
Il risultato dei lavori della Commissione Bicamerale per le riforrme istituzionali: “accordo storico” o scambio meschino? Un quadro d’insieme della bozza di riforma, i possibili esiti della discussione parlamentare, una lettura politica degli esiti della bicamerale, uno schema degli assetti istituzionali di alcune democrazie occidentali. Nel DOSSIER gli articoli di Giorgio Ghezzi, Gianfranco Brunelli e Pierluigi Giacomoni.


Nelle pagine dedicate al Movimento dell'Ulivo della Provincia di Bologna:
L'Ulivo mette radici di Nerio Bentivogli
L'esperienza di Angolo B di Paolo Orioli
Primo, coinvolgere la base de Il Mosaico
Ma il confronto è ancora carente di Giovanni Moschettini
Una tenda fra la gente di Giovanni Neri


E inoltre...
Neolaureato, sognatore o guerrigliero? di Marco Vagnerini
Fuori dal nucleare: e adesso? di Davide Giusti
Ancora nubi su Monte Sole? di Stefano Selleri
Così parlò l’Onorevole... di Patrick McCarthy



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