Numero 14 (Inverno 1999) in formato PDF

Alziamo il tiro

Davanti a una città - Bologna - in cui tutto sembra immobile ed immutabile, come ben testimoniano la recente ennesima proroga del rettore e la affannosa ricerca del candidato sindaco del centro-sinistra, chiaramente ristretta a chi ha fatto carriera nel partito e per il partito, dedichiamo alle prossime amministrative una larga sezione di riflessioni e contributi.
Presentiamo innanzitutto l’esperienza di Monghidoro, nelle parole del suo primo cittadino. Un sindaco indipendente eletto dalla destra grazie alla miopia della sinistra, e che peraltro pare cavarsela abbastanza bene anche realizzando cose che la sinistra aveva sempre promesso e mai fatto.
Torniamo poi sul tema urbanistico, per sfidare coloro che si candidano alla carica di sindaco di Bologna a dichiarare a quale modello di città intendono ispirarsi. Una prospettiva che manca da anni, mentre il degrado avanza e si preferisce procedere con interventi isolati che non di rado tradiscono nei fatti i principii proclamati a gran voce.

Oltre a un paio di proposte in vista delle elezioni, pubblichiamo anche un’analisi severa sui recenti fenomeni di “mobilità parlamentare” che hanno visto vari cambiamenti di fronte, a Roma come in realtà locali. Un malcostume politico, che confonde i ruoli di maggioranza e opposizione, impedisce l’affermarsi della democrazia dell’alternanza e riduce le aule parlamentari a un mercato delle vacche.
Il dato comune, che emerge da questi diversi fatti, è la crescente divergenza tra i bisogni del paese e le logiche dei partiti, ovvero dei gruppi di potere che gestiscono - attraverso il monopolio sulle candidature e sulle nomine - la rappresentanza politica e l’amministrazione. Nulla di nuovo, si dirà. È vero, ma abbiamo l’impressione che, dopo l’ingresso in Europa e la stagione del governo ulivista, la rivalsa dei partiti stia passando il segno.
Due fatti per tutti gli altri: la solerzia con cui è stato reintrodotto, anzi rafforzato, il finanziamento statale ai partiti (mentre tutto il resto può attendere), e la montante disaffezione dei cittadini non solo per la partecipazione politica attiva, ma anche per l’esercizio del voto. La sensazione è che sia inutile, che non possa cambiare nulla.
Il nostro giudizio è che un Ulivo che non riuscisse a farsi interprete delle istanze di cambiamento che provengono dai cittadini risulterebbe solo una enorme foglia di fico sul desiderio di potere dei partiti che lo compongono, e si candiderebbe a meritata sconfitta. Anche a Bologna. In questo senso “alziamo il tiro” con decisione, ed è davvero il minimo che possiamo fare.

Passando ad altro, ci occupiamo di scuola privata e soprattutto del suo finanziamento. Lo affrontiamo ponendoci - come sempre - fuori dai cori precostituiti, con una lettera aperta ai vescovi italiani scritta dall’interno del mondo cattolico al fine di aprire un dibattito: l’invito - a tutti - è di inviare contributi e riflessioni sul tema, per ragionare su opportunità e pericoli di questa prospettiva, andando oltre le posizioni ideologiche e gli interessi di parte.

Dedichiamo inoltre due articoli al fenomeno dell’immigrazione, su cui occorre davvero cercare una visione oggettiva, e alle celebrazioni dei 60 anni delle leggi razziali, passate sotto silenzio dai mass media; mentre per quanto riguarda il mondo la finestra di questo numero si apre sull’Argentina.
Le nuove tecnologie e il futuro che ci attende sono al centro di una coppia di articoli dal duplice messaggio: che il futuro arriva in fretta, ma che possiamo (e dobbiamo) sceglierlo, non subirlo come un destino preconfezionato (da chi, poi?) Anche se a prima vista non sembra, il tema riguarda da vicino la politica, i cui rappresentanti parlano continuamente di futuro e di evoluzione tecnologica, come se si trattasse di qualcosa che viene da sé, e quindi senza mai dichiarare quali progetti hanno (se ne hanno...) per governare e per indirizzare tecnologia e futuro verso una crescita civile e democratica, e non verso conseguenze alienanti.

Infine, questo è il numero 14 del nostro giornale: il 13 è uscito lo scorso autunno, come foglio singolo spedito alle persone che nel corso degli anni avevano contribuito con il loro abbonamento a fare vivere questa realtà. Avevamo finito i soldi, e l’appello era semplice: se vi rispecchiate nel nostro sforzo, abbonatevi. Diversi hanno risposto: grazie di cuore a ciascuno, ma il nostro ringraziamento più concreto vuole essere questo: eccoci qui, con intatta determinazione. Quanto abbiamo raccolto (circa 3,5 milioni) non ci dà certo un futuro tranquillo, ma per ora basta per continuare a impegnarci nel giornale: finchè avremo fiato non molleremo. Ma non vi chiediamo solo soldi (comunque necessari: chi non l’ha ancora fatto, si abboni!): chiediamo anche un segnale di consenso e di partecipazione, per capire se davvero volete che Il Mosaico continui. È importante sapere di non essere soli.
 

Parità scolastica: un boomerang - Andrea De Pasquale a pag. 2
In fuga dal voto - Flavio Fusi Pecci a pag. 3
Il silenzio che aiuta il razzismo - Riccardo Burigana a pag. 4
 Immigrazione, la paura dello straniero - a cura di Anna Alberigo a pag. 5
L’anomalia di Monghidoro - intervista a Ubaldo Salomoni a pag. 6-7
Manca un progetto per la città - Alessandro Delpiano e Piergiorgio Rocchi a pag. 8
Il valzer dell’eletto - Gino Ferraresi a pag. 9-10
Ipotesi per Bologna - Marco Calandrino e Rossano Salicini a pag. 9-10
Tecnologie per la formazione - Marco Vagnerini a pag. 11
Orizzonti virtuali e bare cibernetiche - Risto Linturi a pag. 12-13
Argentina sotto shock - Pierluigi Giacomoni a pag. 14


 

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