A volte ritornano... Dopo qualche mese di assenza, a causa degli impegni istituzionali toccati a diversi membri della redazione, Il Mosaico ritorna e rilancia. Lo fa rinnovandosi nella grafica e affrontando da una prospettiva insolita il tema delle elezioni del 16 aprile.
“Ma dove siete finiti? Il Mosaico non esce più?” La domanda
ci è piovuta addosso diverse volte negli ultimi mesi, e a ragione, visto che
– ad eccezione di un numero 16 di quattro pagine, uscito in settembre e inviato
ai soli abbonati – è da giugno 1999 che i nostri 24 lettori non hanno più ricevuto
il giornale.
Una domanda che ogni volta rinnovava la sofferenza di non riuscire a riprendere
il filo con i lettori: infatti proprio oggi, che abbiamo più di ieri cose da
raccontare, informazioni da divulgare e battaglie da condividere, ci siamo trovati
paralizzati dalla mancanza di risorse, di tempo, di aiuti per fare il giornale.
E questo succede dacché diversi di noi (ovvero del manipolo di persone che in
ottobre ’94 diede vita a questa esperienza) hanno assunto impegni diretti in
qualche organo consiliare o in qualche direttivo politico.
Decisi a proseguire
Se questo sia stato un bene o un male oggi non possiamo dirlo: giudicheremo
tra qualche tempo. Certo la scelta non è stata indolore, come emerge dall’articolo
di pagina 2, che ne ripercorre in sintesi i passaggi.
Quello che oggi possiamo e vogliamo dire è che ci siamo un poco riorganizzati
e finalmente siamo tornati, decisi a proseguire l’esperienza del giornale e
in generale della vita associativa (incontri pubblici, istruttorie, ecc). In
meno abbiamo, rispetto a prima, la disponibilità operativa di chi, eletto, dedica
ora le sue risorse a svolgere al meglio il mandato ricevuto, sottraendo alla
vita associativa e di redazione non poche serate. In più abbiamo, per gli stessi
motivi, la possibilità di attingere a maggiori informazioni e di interloquire
con minor fatica con uffici e organi amministrativi.
La nostra intenzione è di uscire 4 volte all’anno, con un giornale graficamente
più leggero, affiancando ai temi tradizionali cari al Mosaico un appuntamento
fisso con i consigli Comunale e di Quartiere, per un rendiconto dell’attività
politica cittadina. E partendo stavolta da alcune considerazioni intorno alle
elezioni regionali.
A proposito di regionali
Nel dibattito politico intorno alle elezioni di metà aprile, è stato quasi totalmente
sottaciuto un fatto secondo noi decisivo: si tratta delle prime elezioni successive
alla legge di revisione costituzionale 22 novembre 1999 n. 1. Se è vero che
non è stata modificata, se non per aspetti marginali, la legge elettorale 22
febbraio 1995 n. 43 (oggetto di ben fondate critiche, con la quale già si svolsero
le elezioni del 1995), è pur vero che la modifica costituzionale assegna ai
15 consigli regionali neo eletti attribuzioni del tutto nuove, atte a delineare,
pur tra notevoli ambiguità, un loro vero e proprio ruolo “costituente”.
La nuova legge attribuisce infatti ai nuovi consigli regionali una potestà statutaria
ampia, sino ad oggi negata, e subordinata solo alle norme costituzionali, e
inserisce, tra le materie oggetto di potestà legislativa regionale di tipo concorrente,
la potestà legislativa in materia elettorale, subordinata ai principi fondamentali
stabiliti con legge dello Stato.
Le nuove attribuzioni, sia chiaro, non sono tali da implicare un diverso ruolo
dell’ente regione nell’assetto costituzionale del Paese, né tantomeno da determinare
una trasformazione in senso federalista dell’attuale forma di stato regionale.
Esse tuttavia sono destinate a introdurre elementi di discontinuità, se non
di frattura, nel disegno costituzionale sin qui unitario e ciò determinerà,
inevitabilmente, scelte politiche assai delicate. E anche alcuni rischi di ambiguità.
Ambiguità in agguato
Uno di questi riguarda la potestà legislativa attribuita alle regioni in materia
elettorale: la nuova legge costituzionale pretende che si possa disgiungere
una legislazione statale di principi da una legislazione regionale “applicativa”,
il che onestamente appare piuttosto difficile, tanto più se si consideri che
la stessa legge attribuisce agli statuti regionali la scelta della propria forma
di governo.
Altra ambiguità è la previsione, a livello costituzionale, dell’elezione diretta
del Presidente della Giunta Regionale, peraltro reversibile da parte dei nuovi
statuti, e la previsione che lo stesso presidente nomini e revochi gli assessori,
a fianco di un ruolo meramente “esecutivo” della stessa Giunta.
In ogni caso, a prescindere dalle incongruenze presenti nella nuova normativa,
gli impegni istituzionali che attendono i nuovi Consigli regionali richiederanno
alle maggioranze di governo una notevole omogeneità di cultura istituzionale.
E qui viene spontanea una valutazione politica, rispetto alla presenza, nella
coalizione di centro-destra, di forze politiche “separatiste” accanto ad altre
ben diversamente orientate, che difficilmente consentiranno il formarsi, in
quello schieramento, della coesione necessaria ad affrontare la scrittura di
un nuovo statuto e di nuove regole elettorali
In questo numero:
«Non per rivangare, ma per rilanciare», Fusi Pecci ripercorre la piccola storia del Mosaico in questi anni, dagli obiettivi del 1994 alle amministrative del 1999: fra alcuni Asini e molti «somari» (alle pp. 2-3)
Dopo i primi mesi da consigliere comunale, Paruolo fa un primo bilancio personale e politico: le continuità forti e i cambiamenti in peggio di una realtà che resta autoreferenziale (alle pp. 4-5).
Cittadini in Consiglio di quartiere: le sorprese di Camasta al Santo Stefano, i cantieri di De Pasquale al San Vitale, e per entrambi una domanda: a chi giova il riccometro per gli asili-nido? (alle pp. 6-7).
«Libero malato in libero mercato»: piccolo dossier di Bagnoli e Malvi sul futuro del sistema sanitario e sulle nuove responsabilità di tutti i soggetti, dai medici ai pazienti (alle pp. 8-10).
Prima che si consumasse la tragedia al Campo nomadi fuori San Donato, avevamo chiesto a Mazzanti di fare il punto del «congelamento » dei Servizi per l’immigrazione (ISI) e a Castagna di presentare le scelte fatte dal Comune di Casalecchio (alle pp. 12-13).
E inoltre: un musical come integrazione (Comelli); caso Pinochet e diritto internazionale (Giacomoni e Lipparini); Mercati etnici al Navile (Tramonti) e l’immancabile appello ai lettori.