Anche in questo numero, che esce dopo un lungo silenzio, seguiamo lo stesso filo tracciato in questi anni. Cerchiamo di riflettere insieme su giustizia, immigrazione e pace, temi che ci coinvolgono direttamente come cittadini che non solo vogliono essere informati, ma che condividono anche la speranza che si possa e si debba convivere in una società giusta, paritaria, solidale, moderna e innovativa, quindi migliore, cui debbono contribuire tutti, a iniziare da noi stessi.
Sono passati oramai otto anni da quando,
pieni di slancio ed entusiasmo, abbiamo fondato questo giornale, una voce fra
le tante per riflettere su temi che ci stanno a cuore. Lo scopo è sempre stato
in fondo quello di ragionare insieme per capire e condividere con altri un cammino
difficile, ma che crediamo indispensabile individuare e percorrere per contribuire
come cittadini consapevoli alla vita della nostra comunità.
Affrontando difficoltà di tempo e di mezzi (tecnici ed economici) sempre crescenti
abbiamo pubblicato 20 numeri con una periodicità irregolare e declinante, e
anche in mezzo alle inevitabili discussioni e alle divergenze di opinione che
hanno fatto variare ed evolvere nel tempo la composizione del nucleo più attivo,
abbiamo tuttavia cercato di mantenere costante la nostra piccola presenza nel
mondo culturale e politico bolognese.
Ci è stato chiesto e ci siamo chiesti in numerose occasioni: «con quale risultato
e impatto?». È difficile dare una risposta e, se ci pensiamo bene, è in fondo
irrilevante provare a darsela. Quello che conta è solo se e quanto ognuno di
noi (redattori, lettori, amici, critici.) ha avuto occasione di prestare più
attenzione e interesse a un problema, a una iniziativa, a un fatto, cercando
di maturare per sé e con gli altri idee, opinioni, volontà.
Anche in questo numero, che esce dopo un lungo silenzio, seguiamo lo stesso
filo tracciato in questi anni. Cerchiamo di riflettere insieme su giustizia,
immigrazione e pace, temi che ci coinvolgono direttamente come cittadini che
non solo vogliono essere informati, ma che condividono anche la speranza che
si possa e si debba convivere in una società giusta, paritaria, solidale, moderna
e innovativa, quindi migliore, cui debbono contribuire tutti, a iniziare da
noi stessi.
In questo quadro, temi quali giustizia, pace, solidarietà, pluralità, programmazione
e compatibilità ambientale, qualità della vita ecc. sono sempre al centro del
dibattito. Pertanto, la costruzione di un «progetto della città che vogliamo»
fatta tutti insieme (cittadini, istituzioni, associazioni, partiti ecc.) è un
prerequisito fondamentale per essere parte attiva e propositiva per il futuro.
Non ci si può limitare a elencare e lamentare le ingiustizie e inefficienze
attuali, se non si cerca anche di effettuare analisi lucide e quantitative e
proporre idee e soluzioni.
Fra le tante iniziative in corso e in via di preparazione, in un momento abbastanza
particolare di risveglio di interesse per la città e, allo stesso tempo, di
constatazione (quasi desolata) della scarsa incisivit à delle forze in campo,
è emersa una proposta fatta dai partiti dell'Ulivo (ma dichiaratamente rivolta
a tutti, anche fuori e oltre l'Ulivo) di provare ad attivare un progetto molto
ambizioso chiamato «BOLOGNA 2004». Si tratta di una sfida difficile e forse,
per certi aspetti, velleitaria, ma che tuttavia non si dovrebbe lasciare cadere
senza provare a realizzarla con convinzione, coraggio e un poco di umiltà da
parte di tutti.
Il fatto che questa idea nasca dai partiti fa storcere la bocca a tanti ed è
emerso più di un dubbio sulla reale volontà e capacità di attuarla nei modi
e nei tempi dovuti.
Come sempre, sta ai cittadini (e quindi anche a noi) rimboccarsi le maniche
e non limitarsi a scuotere la testa dicendo: «le solite chiacchiere, i soliti
sogni».
Flavio Fusi Pecci