Numero 22 (Inverno 2002-2003) in formato PDF

Orfani di giustizia e di pace

Quando nel 1989 crollò il blocco comunista, qualcuno disse che si apriva un.epoca nuova. Pareva prendere avvio un.era nella quale, al posto del confronto tra due superpotenze sempre sull.orlo di un conflitto devastante, tutti gli stati avrebbero contribuito alla creazione di un nuovo ordine mondiale pressoché privo di guerre. In realtà negli ultimi anni i conflitti armati si sono moltiplicati e hanno interessato aree sempre più vaste del nostro pianeta e coinvolto milioni di civili, trasformati in sfollati, profughi, vittime senza speranza.
I massacri sono diventati sempre più efferati nell.indifferenza sconcertante dei mass-media. Il divario, poi, tra i ricchi e i poveri è aumentato tanto nelle società a più alto tasso di sviluppo, quanto in quelle più depauperate. Lo sfruttamento delle risorse della terra ha subito un.accelerazione inquietante, al punto da far temere mutamenti irreversibili nell.assetto ecologico globale.
Sul piano politico generale sono diventati sempre più arroganti e incontrollabili gli oligopoli economici, che tendono ormai a dettare l.agenda delle priorit à alle istituzioni rappresentative.
I paesi occidentali, apparentemente collocati in un.isola di pace e sicurezza, sono sempre più frequentemente costretti a far ricorso alla guerra per risolvere controversie internazionali o sciogliere nodi lasciati irrisolti dalla diplomazia. La stessa speranza che i governi potessero tagliare le spese militari in modo da utilizzare risorse per la socialità, è stata progressivamente vanificata.
In questo complesso quadro, al di là dei diversi punti di vista sui conflitti degli ultimi anni, deve preoccupare la costante operazione, condotta innanzitutto sul piano informativo e culturale, che spinge a ricondurre le paure, gli allarmi, le insicurezze presenti nel corpo sociale, a un nemico facile, identificabile a pelle, comunque altro da noi. Ieri era l.ebreo, oggi il terrorista, che a partire dai videogames assume le sembianze dell.arabo musulmano.
Lo stesso termine «terrorismo», coi suoi derivati, tende così a coincidere con chiunque dissenta rispetto a una determinata linea politica o economica. Questo atteggiamento è innanzitutto il terreno di coltura dell .odio e della discriminazione, ma è anche la cortina fumogena alimentata ad arte dal «pensiero unico» per impedire l.esame obiettivo dei fatti, dei torti e delle ragioni, e la riflessione sulle nostre responsabilità negli squilibri planetari che prima o poi, come vulcani sotterranei, potrebbero spaccare con violenza un assetto che credevamo immutabile.
In questo humus nel quale è sempre più difficile ragionare e distinguere, avendo tutto avviluppato nella logica amico-nemico, non si riesce più a capire che i mondi a confronto sono profondamente diversificati. Il mondo occidentale, che per un verso si esalta nel considerarsi laico, razionale, evoluto, tende a congregarsi come una coalizione di paesi (cristiani?) che si contrappone a una falange macedone musulmana. Tale immagine, oltre a essere profondamente falsa, emargina chiunque abbia posizioni intermedie, problematiche, aperte al dialogo e al confronto pacifico e dialettico. Tutto ciò profondamente ci inquieta e ci suggerisce . nella limitatezza dei nostri mezzi . a invitare chi ha la facoltà di dare ordini di guerra a ripensarci, a valutare attentamente le possibili conseguenze a lunga e breve distanza.
Siamo contrari a questa guerra perché temiamo che il desiderio di regolare antiche questioni, e di assumere il controllo di determinate risorse minerarie, possa scavare un fossato difficilmente colmabile tra le diverse società. Temiamo che i fondamentalismi prevalgano a spese della ragionevolezza, la ragion di stato a spese della democrazia. Temiamo che sentimenti di odio così a lungo coltivati siano difficili da estinguere, soprattutto nelle nuove generazioni (e il conflitto israelopalestinese è lì a ricordarcelo). Temiamo che anche qui a Bologna, dove vivono comunità straniere sempre più numerose, si creino condizioni che rendano difficile convivere e capirsi. Temiamo che l.ansia della sicurezza e la lotta al nemico riduca gli spazi di libertà e di critica, e soprattutto ci allontani dalla verità dei fatti e dalla lucidità di giudizio riguardo il pezzo di storia che stiamo vivendo. E un errore storico di tale portata non resterà senza conseguenze pratiche.
Pier Luigi Giacomoni Andrea De Pasquale

In questo numero:

  • Societa' multietnica: le politiche dell'Unione Europea sull'immigrazione, gli atteggiamenti dei singoli stati, l'esperienza italiana (e bolognese) dei Centri di Permanenza Temporanea, nel nuovo regime creato dalla legge Bossi-Fini. Non solo un bilancio, ma anche alcune proposte.
  • Verso Bologna 2004: i contributi esterni di alcune associazioni e un estratto del documento prodotto dal primo gruppo di lavoro operante all'interno del percorso che intende giungere alle prossime elezioni amministrative con un programma dell'Ulivo partecipato e condiviso.
  • ... e inoltre: la crescita di insicurezza in città, tra piccola criminalità e disordine urbano; l'allargamento a est dell'Europa e l'impatto sui meccanismi di funzionamento istituzionale; e ancora guerra, contemporeanea e dimenticata: dura da 40 anni, ha fatto mezzo milione di morti, si sta combattendo in...


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