Che cosa sia il pane è chiaro a tutti
e non è difficile essere d’accordo sulla sua definizione e sulla sua produzione,
benché esistano tantissimi tipi di pane. Chiediamoci: è ugualmente facile trovarsi
unanimemente d’accordo sulla definizione e costruzione della pace? Sembra proprio
di no, basta guardare dentro e intorno a noi e ovunque nel mondo.
Eppure, sembra che la pace interessi più del pane! Pur con le ovvie cautele
e limiti, con pochi semplici clic si vede infatti che il motore di ricerca in
rete www.google.it dà i seguenti risultati: 7.730.000 referenze alla voce “pace”,
213.000 “pace Bologna”, 8.810 “pace Bologna costruttori” e, con lo stesso metodo,
1.410.000 per la voce “pane”, 45.100 “pane Bologna”, 592 “pane Bologna costruttori”.
Il Vocabolario Zingarelli dice: Pace = (1) assenza di lotte e conflitti armati
tra popoli e nazioni; periodo di buon accordo internazionale; conclusione di
una guerra; (2) buona concordia, serena tranquillità di rapporti; (3) tranquillità
e serenità dello spirito, della coscienza e simili; (4) felicità, beatitudine;
(5) stato di tranquillità e benessere fisico, assenza di fastidi e seccature.
Padre Dario, un comboniano di Padova, scrive: “La pace è un insieme di facce,
tutte pacificate. E così non ci sono differenze quando ciascuno ha chiaro che
la pace che invochiamo dobbiamo in primo luogo sperimentarla dentro di noi e
testimoniarla nelle nostre relazioni quotidiane. Le differenze nascono tra chi
questo lo ha capito e chi invece fa della pace una moda, un’urgenza a cui rispondere
solo nei momenti di emergenza, uno slogan lontano dalle scelte di vita concrete
e personali. I pacificatori, chiamiamoli dunque così per capirci, sono persone
che assumono con responsabilità e amore, fino alle ultime conseguenze, le scelte
piccole e grandi che li pongono in ogni momento in comunione con il mondo.
I pacificatori sono nonviolenti
e attivi promotori di giustizia. I pacificatori assumono la logica della partecipazione,
che è la vera politica. I pacificatori ripartono ogni giorno dalla sobrietà
e dalla condivisione, che sono l’unica soluzione preventiva.
Non stiamo a porre la discriminante sul piano religioso: il primo ad abbandonarla
è stato il papa, quando ha scritto la Pacem in terris a tutti gli uomini e le
donne di buona volontà. Guardiamoci invece le mani e chiediamoci quanto si stiano
consumando nella costruzione della pace, quante altre mani hanno stretto tra
quelle dei perseguitati, degli affamati, dei bisognosi di giustizia, quanto
sappiano intrecciarsi con le altre forze che sognano un mondo più giusto, e
possibile.”
Certamente non avrete difficoltà a trovare migliaia di altre definizioni e citazioni,
tantissime più varie, più belle e complete, ma la frase: “guardiamoci le mani
e chiediamoci quanto si stiano consumando nella costruzione della pace” ci impone
di provare a “costruire”, sempre, anche quando si fa una piccola cosa come il
nostro giornale.
Questo numero, tutto dedicato al tema della pace, contiene alcune significative
testimonianze e riflessioni di persone che, come tantissime altre, ogni giorno
credono e lavorano per la pace.
Il documento, incluso come dossier riporta una proposta presentata da un piccolo
gruppo di lavoro volta alla istituzione presso il Comune di Bologna di un Ufficio
per la Pace e la Cooperazione, in un quadro di stretta e feconda collaborazione
con l’amministrazione provinciale e altri comuni. È una pressante richiesta
che presentiamo all’attenzione di tutti.
Flavio Fusi Pecci