Anche
noi insieme a tanti altri abbiamo dato un appoggio esplicito a quella parte
politica che riteniamo più sensibile ad una visione della città «a misura e
in funzione di chi la abita, una città di tutti i cittadini, non solamente di
alcune categorie economiche e classi privilegiate e, in particolare, di quelli
che hanno minori possibilità di essere rappresentati e di essere protagonisti»
(da Un’altra città è possibile vedi Il Mosaico n. 25). Abbiamo chiesto e condiviso
l’impostazione dell’amministrazione della città ampiamente partecipata. È questo
infatti il modello per il governo di Bologna che abbiamo accreditato durante
la campagna elettorale e che Cofferati ha mostrato, fin dal primo giorno, di
condividere facendone la caratteristica centrale della sua proposta alla città.
Le assemblee di quartiere, quelle tematiche e, da ultimo, quella cittadina che
ha dato autorevolezza alla sua investitura, ne sono state la prima concreta
premessa. Ora non si tratta di dare vita ad alcune episodiche consultazioni
di cittadini e di associazioni ma, piuttosto, ad uno stile di governo che, evidenziando
le competenze decisionali degli organi istituzionali, si concretizzi altresì
in un cammino che porti all’ individuazione delle esigenze, alla formulazione
delle proposte, al confronto su scelte significative da compiere, alla verifica
della funzionalità dei servizi, fino, eventualmente, alle forme di costruzione
del bilancio partecipato. Tutto ciò in uno scenario che coinvolga al meglio
i cittadini e le loro aggregazioni, individuando momenti in cui il governo della
città si debba esplicitamente confrontare con i vari interlocutori. È solamente
in un contesto come questo che si può pensare ad un effettivo coinvolgimento
della città su impegni importanti come, per fare un esempio, quello per la pace.
Non ci sentiremmo coinvolti in un modello diverso. Abbiamo già avuto ampie assicurazioni
da Cofferati che il rapporto con la città continuerà e si svilupperà lungo il
percorso sopra descritto e un impegno in tal senso è contenuto nel programma
di mandato (Cap. D 3, in particolare al paragrafo Il cittadino al centro dell’attenzione).
Adesso, passata la fase convulsa di riavvio della «macchina» e di urgenze stringenti
su alcuni temi, bisogna attuarlo: tempus inesorabile fugit Molte iniziative
nei quartieri legate sia alla discussione programmatica sia a temi specifici
quale il metrò hanno avviato questo percorso, ma si dovrà pensare anche rapidamente
a come riconfigurare e regolare l’assemblea generale «partiti+ movimenti+cittadini»
emersa come risultato delle assemblee di quartiere.
Sarebbe infatti un peccato
che l’apporto dei tanti delegati eletti e nominati in quella occasione venisse
confinato nell’aver conferito un mandato forte a Cofferati il 30 e 31 gennaio
2004 e poi tutto rimanesse lettera morta per sempre. Per quanto ci riguarda,
certamente riproporremo nella primavera del 2005 l’iniziativa «Luci sulla città»
in base alla quale ad esempio vari anni fa abbiamo dato luogo ad una discussione
pubblica approfondita sul progetto «Bologna Città Sicura», interagendo non solo
con l’assessore competente (allora Lalla Golfarelli), ma anche con i dirigenti
degli uffici al fine di condurre una analisi dettagliata dei circa 100 sotto-
progetti specifici in cui il programma complessivo era articolato. Non si tratta
di usurpare il ruolo del Consiglio comunale o di quartiere, ma di attivare un
colloquio diretto cittadinoamministrazione per scambiare informazione e fare
conoscere l’apparato che trasforma in atti concreti le decisioni politiche.
Anticipiamo che in questa rinnovata iniziativa ci pare naturale prendere il
esame il settore della sanità non solo per la sua importanza, ma anche perché
l’assessore comunale Giuseppe Paruolo è cofondatore della nostra associazione
e del giornale, ed è quindi giusto e doveroso sperimentare questo metodo innanzitutto
su se stessi. Non si può chiedere partecipazione e trasparenza se non la si
vive direttamente.
Flavio Fusi Pecci
PRENDERSI CURA, VICINO E LONTANO. L’assistenza sanitaria dai servizi territoriali alla cooperazione internazionale. La redazione interroga Franco Riboldi, direttore dell’Azienda USL di Bologna. Alla quale dedichiamo una sintetica scheda informativa. Alle pagine 2-4.
TRAM/METRÒ, LA MOBILITÀ BOLOGNESE ANCORA NEL TUNNEL. Dalla mobilitazione controinformativa e critica sui progetti della vecchia giunta alla rassegnazione per la scelte della giunta attuale, costretta a muoversi entro margini di cambiamento molto ristretti, se non a prezzo di perdere i finanziamenti. Ma quale era il progetto di Guazzaloca? E come è cambiato con Cofferati? Lo spiega Carlo Santacroce alle pagine 6-7.
COALIZIONE AL GOVERNO, PARTITI AL BIVIO. Dopo la vittoria elettorale alle amministrative, i primi mesi di conduzione della cosa pubblica da parte del centrosinistra allargato a Verdi e Rifondazione fanno emergere alcune difficoltà ma anche alcune riflessioni sul rapporto tra teoria e pratica, tra intransigenza e compromesso, nell’azione amministrativa. Alle pagine 8-9.
CITTADINI, SUDDITI O SOVRANI? Una panoramica di finte democrazie e nuove dittature, a ricordarci come la sovranità del popolo non è affatto regola consolidata nel nostro mondo, curata da Pierluigi Giacomoni alle pagine 10-11.
E una spiegazione di COME CAMBIERÀ LA FORMA DI GOVERNO del nostro paese con la riforma costituzionale portata avanti dall’attuale maggioranza di centrodestra, a cura di Roberto Lipparini, alle pagine 12-13.
E inoltre: il rispetto delle regole come arma contro il DEGRADO nel centro di Bologna, il VOTO AGLI IMMIGRATI, e un pensiero sul senso delle ELEZIONI PRIMARIE non come rito di investitura per i leader ma come recupero di sovranità per i cittadini nell’elezione dei loro rappresentanti.