Fare appassionare tutti alla vita politica
e sociale della città e alla vera partecipazione dovrebbe essere uno dei compiti
prioritari dei partiti e delle amministrazioni pubbliche. Non succede: i giovani,
ad esempio, vivono una vita separata e distante. Perfino persone interessate
e cittadini attivi lamentano il distacco fra le speranze e gli sforzi di tanti
singoli e l’apparato dei vertici e di “quelli che contano”. Riportiamo nelle
prime pagine tre testimonianze dirette di questo malessere come introduzione
al dossier che presenta alcune idee prioritarie per Bologna che i cinque* candidati
alle primarie del PD ci hanno cortesemente inviato su nostra richiesta. Ma proprio
la cronistoria degli eventi e delle decisioni e non-decisioni che hanno portato
alle primarie, a “queste primarie”, ci consente anche di capire come mai non
si riallaccino i legami fra cittadini e partiti e non ci sia entusiasmo e partecipazione.
È il rischio che stiamo correndo.
Ebbene, dall’inizio. La parola
“primarie” viene adottata come un totem dal Partito Democratico nazionale, senza
distinguerne prioritariamente l’uso fra “competizione vera” e “investitura”
e senza definirne le regole e gli scopi adattabili ai contesti.
A Bologna, non avendo il PD il coraggio di affermare (come vuole in realtà)
che se il Sindaco si candida per un secondo mandato (come dichiara) non si fanno
primarie, se ne proclama il lancio per una futura “investitura”. Ne consegue
che è bene che esista nominalmente un competitor, ma non deve disturbare e deve
remare da solo, senza l’aiuto del partito che lo ignora/ostacola e crea regole
bizantine, tanto è già deciso chi avrà l’investitura.
All’improvviso, fuori tempo massimo, il Sindaco rinuncia e apre alle primarie,
a queste bislacche primarie, praterie inesplorate e senza confini prefissati.
Come chiesto dal Sindaco (a quale titolo?) solerti pompieri cercano di richiudere
al volo la bottiglia - ora aperta - con un “sigillo di qualità”. Ma la schiuma
oramai esce inarrestabile e inonda comune e provincia. Le regole, fatte per
uno, scricchiolano per tutti. Si abborracciano e si rimasticano da un giorno
all’altro estensioni e confusi ritocchi. Dal vortice tempestoso escono qua candidati
veri, altri là vengono fatti precipitosamente ritirare, altri invocati, mentre
il regolamento ondeggia e si deforma seguendo una spinta o un rinculo. Unico
punto fermo: la data, 14 dicembre 2008 e l’altero iter fissato nel PD.
Quale progetto per Bologna? Quali programmi alternativi? Quale coalizione possibile
per governare? Quale tempo per ricominciare insieme ai cittadini tutti un rinnovato
percorso comune? Quale apertura a candidati donne o uomini nuovi? Niente vale
più a ragionare. Il solco è scolpito, inesorabile e ottuso. In un clima autistico
si procede nel buio dell’avventura. Però, cinque candidati ci sono.
Siamo incontentabili? Forse. Fastidiose zanzarine: certamente. Ma non vogliamo
rinunciare alla speranza che si possa fare di più, molto di più.
Aprile, Maggio Giugno sono lontani, vogliamo aprire le finestre del cuore e
della città e riprovare insieme a sognare, progettare, programmare, discutere
per la Bologna di domani e del futuro? Sciogliamo le vele! In mare aperto. Non
è mai troppo tardi per recuperare unità ed entusiasmo, senza i quali si perde
e, con noi, perderebbe la città.
La redazione
Politica per protesta/politica per passione, dalla parte dei giovani: Eleonora Sensi a p. 2
Voci dal Partito Democratico: Speranza e rabbia, Foresti, e Primarie per volare alto, Bellotti a p. 3
DOSSIER: La parola ai candidati. Cevenini, Delbono, Forlani, Merola e Pasquino indicano le priorità per Bologna da p. 4 a p. 8
Cattolici democratici, come e perché, Piergiorgio Maiardi a p. 9
Un election day che ricorderemo, Pierluigi Giacomoni presenta Barack Obama alle p. 10 e 11
Federalismo fiscale, qualche passo avanti, Roberto Lipparini alle p. 12 e 13
Alcune “criticità” del sistema giudiziario italiano, Marco Calandrino alle p. 13 e 14
Precarietà e mondo della ricerca, una testimonianza di Vittorio Morandi alle p. 14 e 15