Numero 36 (Estate 2009) in formato PDF

Dignità e cittadinanza

La recente campagna elettorale, con la sua “full immersion” tra la gente comune, e i conseguenti risultati delle urne ci consegnano 3 interessanti lezioni.
1. La sfiducia e la disaffezione di molti cittadini verso la politica non discendono da atteggiamenti qualunquisti e superficiali, ma spesso al contrario dall’avere seguito con attenzione certi temi, sui quali la politica si è dimostrata disattenta e incoerente.
La decisione di non votare, o di non votare più per l’area di provenienza (a Bologna quasi sempre il centrosinistra) deriva spesso da una constatazione consapevole, non da un generico atteggiamento di protesta.
Di questo è bene tenere conto nel registrare il fatto che il PD a Bologna è sceso sotto il 40% (la somma DS e Margherita nel 2004 era del 43,4, e alle politiche 2008 il PD aveva toccato in città il 49%), mentre i non votanti sono saliti ben oltre il 20% (passando dal 18,2 del 2004 al 23,7 odierno, ai quali va aggiunto anche il 2,5% che è andato ai seggi per votare scheda bianca o nulla).
Il primo avversario del PD e del centrosinistra in genere potrebbe essere non tanto il centrodestra, quanto il partito del non voto, che complessivamente ha raggiunto il 26%.
2. L’immagine che molti bolognesi hanno del PD, anche tra i suoi elettori, è quello di un organismo funzionale a garantire un futuro e uno stipendio ai propri dirigenti. I quali infatti appaiono molto più occupati a controllare gli assetti interni che a guadagnare consensi esterni.
Anche qui non si tratta di una illazione maliziosa fondata su pregiudizi, ma sulla valutazione dei fatti. Davanti a risultati elettorali che hanno visto, a livello provinciale, il PD perdere un elettore su quattro (da 323.000 voti PD di aprile 2008 ai 237.000 di giugno 2009), ma al contempo che hanno confermato quasi interamente l’assetto prefigurato a tavolino, con l’elezione dei fedelissimi nei collegi sicuri, nei quartieri amici e nei comuni blindati, la segreteria e il gruppo dirigente hanno unanimemente espresso la loro soddisfazione.
Poco importa poi che questi fedelissimi abbiano spesso ottenuto risultati in calo rispetto al patrimonio di consensi ereditato dalla tornata precedente, mentre candidati più autonomi e intraprendenti, ma per questo giudicati “inaffidabili”, abbiano al contrario guadagnato qualche punto: i primi, candidati su territori storicamente orientati a sinistra, hanno beneficiato di una rendita di posizione che ha permesso loro l’elezione anche a fronte di perdite del 4, 5, e addirittura 10%. I secondi, relegati in collegi orientati al centrodestra, dove il PD partiva con un 15-20% in meno di consensi, anche avendo guadagnato qualche punto sono rimasti fuori.
A cosa può riferirsi quindi la soddisfazione di un gruppo dirigente, se non nell’essere riuscito a garantirsi tra gli eletti una maggioranza di funzionari e uomini di apparato che hanno verso il partito un ruolo non di semplice lealtà, ma di autentica dipendenza, anche economica? Questo dunque il senso del “risultato importante e significativo” celebrato dai vertici PD: l’essersi assicurati la sopravvivenza indipendentemente dai risultati elettorali, e l’avere spostato sul bilancio pubblico i costi di parecchi stipendi altrimenti gravanti sulle casse del partito.
Dalla somma di questi fatti e queste prese di posizione molti bolognesi hanno tratto l’idea di un PD funzionante più come agenzia di collocamento rivolta al personale interno che come attore politico interessato all’esterno, alla città e ai suoi problemi. I vertici del PD sono dunque più preoccupati del governo del partito che della città, e forse del paese. Berlusconi ringrazia.
3. Il centrosinistra in generale, e il PD in particolare, rappresentano una base sociale molto parziale rispetto a quella della città (e del paese).
La quasi totalità degli eletti PD, come profilo professionale, è dipendente di enti pubblici o di aziende a partecipazione pubblica (la maggioranza), di grandi aziende o addirittura dello stesso partito. Di artigiani, commercianti, professionisti, piccoli imprenditori, che rappresentano il principale generatore di occupazione, mobilità sociale e benessere per il nostro territorio, pochissimi o addirittura nessuno.
I problemi e la fatica di chi rischia in prima persona, investe denaro proprio, sostiene costi sempre più alti a fronte di ricavi sempre più risicati per effetto della competizione esasperata, sono quindi sostanzialmente ignorati da amministratori che non hanno alcuna esperienza di attività economica privata, e per i quali, a fronte di un fabbisogno, le risorse si trovano o aumentando il prelievo fiscale oppure indebitando la collettività.
Questa asimmetria sociale del PD bolognese prefigura una frattura sociale pericolosa, tra il blocco sociale del pubblico impiego e della pubblica spesa, che ha il monopolio della Pubblica Amministrazione locale, e il blocco sociale che possiamo definire del lavoro autonomo e del rischio di impresa, che vive la PA come presenza esosa e parassitaria, e rispetto alla quale sceglie l’evasione fiscale come “legittima difesa”.
Questo secondo blocco sociale viene così condannato, per rigetto, a scegliere tra PDL, Lega e UDC anche quando, per storia e per convinzioni profonde, si troverebbe in gran parte più vicino, almeno a Bologna, ai valori di solidarietà e uguaglianza teoricamente patrimonio della sinistra. Da queste tre lezioni riteniamo non potrà prescindere la riflessione post elettorale sulla linea politica e sugli assetti interni del centrosinistra e del PD di Bologna. Purché siano interessati a rinnovare il proprio rapporto con la cittadinanza e ritrovare la dignità propria dell’agire politico.
Andrea De Pasquale

In questo numero:

C’è del marcio in Danimarca: il rapporto fra donna e politica a cura di Cristina Malvi con interviste a S. Cuttin, S. Lembi, S. Noè e G. Tedde da p. 2 a p. 4

Welfare e dintorni: un mandato tutto da scoprire, Adriana Scaramuzzino a p. 5 e cosa propone la Rete Unirsi da p. 6 a p.9

25 anni al Pettirosso: come cambia il mondo della tossicodipendenza, Claudio Miselli a p. 10

Riforma dei quartieri: un obiettivo da non mancare, Andrea Forlani a p. 11

Attenzione parla Mosca: la rubrica Cittadini del mondo fa il punto sulla Russia, P.L. Giacomoni da p. 12 a p.14

GVC: Vietnam chiama Italia, Patrizia Santillo a p. 15

Acqua: merce o diritto? Giancarlo Funaioli a p. 16 e Appello Forum dell’acqua a p. 17

Le aree del mistero, ovvero le aree demaniali dimesse: un appello ai cittadini, Enrico Nannetti a p. 18 e 19 con la tabella delle aree



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