Numero 38 (Estate 2010) in formato PDF

Una speranza di vita

A cinque anni dalla bocciatura della Costituzione Europea da parte di francesi e olandesi, la crisi dell’Unione Europea a 27 non s’è ancora risolta. Anzi, la sua creazione più importante, l’Euro, attraversa un momento nero, trascinato verso il basso dal tracollo economico della Grecia, fomentato dalla speculazione che intravvede nella moneta unica un soggetto debole. L’Europa appare come un “cavaliere inesistente”, privo di guida politica e, come il personaggio di Calvino, tutto regole e prescrizioni, in realtà non possiede un’anima. I governi europei pensano più al proprio “particulare”, invece d’aver un’idea alta, lungimirante da proporre ai propri elettori illudendoli che ce la si possa fare da soli. Così si son comportati in Gran Bretagna i nuovi premier e vicepremier che si son affrettati a dichiarare, dopo l’insediamento, che “non ci saranno altre cessioni di sovranità da parte di Londra”. Lo stesso pensano gli altri leader, sperando che prestiti e mercati possano fare ciò che spetterebbe alla politica.
Anche l’Italia, Paese fondatore dell’UE, gioca un suo ruolo: l’attuale governo ha smesso di prendersela coi burocrati di Bruxelles, ma considera l’Europa come un inciampo verso le meravigliose sorti del miracolo economico di là da venire. In questo quadro crescono dovunque le forze “euro-contrarie”, regionalistiche, localistiche che non vedono più in là del loro naso e credono che in un mondo con Cina, India e Stati Uniti possano sussistere piccole economie locali e piccole patrie.
Dopo anni di resistenza, anche l’Emilia-Romagna è diventata terra di conquista della Lega che alle recenti elezioni regionali ha conseguito il 13% dei voti, divenendo la terza forza politica della regione, mentre il PD perde pericolosamente terreno, afflitto dal male di garantire a una casta sempre più autoreferenziale e autoreplicante il “posto fisso”.
Di fronte a una realtà così poco rassicurante, l’elettore in dissenso con una politica così poco produttiva e pure attaccata a privilegi sempre più insensati, si rifugia nell’astensionismo, nell’antipolitica, nel localismo.
Eppure è proprio in momenti come questi che la politica dovrebbe fare uno scatto, rinnovarsi, prendere in mano le leve del potere, esercitare leadership, prendere le distanze dal mondo degli affari, saper tagliare quel cordone che stringe sempre più stretto tra sé e i poteri forti del mondo della finanza, che paiono da tempo dettare l’agenda delle priorità. È proprio in momenti come questo che il cittadino semplice s’aspetta d’esser protetto contro i prepotenti che non pagano mai il prezzo dei propri errori.
La crisi dura ormai da tre anni e ora investe l’Europa, con la stessa durezza con cui ha investito l’America: sapranno le forze autenticamente europeistiche rendersi conto che o reagiscono ora o sarà il declino definitivo dell’unica costruzione che può garantire pace e prosperità a un continente per secoli straziato da guerre endemiche? Sapranno le nostre forze politiche rendersi conto che o si rinnovano profondamente o saranno sempre meno credibili e capaci di “leggere i segni dei tempi” e la realtà che si svolge intorno a loro?
In questo numero, nel dossier, offriamo un breve spaccato sulle carceri e, in particolare, su come si vive e si dovrebbe vivere in questo luogo che, come dice Chiara, “non può essere il posto dove rinchiudiamo quanto c’è di brutto o di presunto tale; è parte della città, tanto quanto le scuole, i negozi, gli uffici. È luogo di crescita e confronto tra i cittadini”.
Fra elogi e distinguo procede l’attività del commissario Cancellieri che racchiude in sé il pesante fardello di essere allo stesso tempo Sindaco, Giunta, Consiglio Comunale. Insieme ad altri le abbiamo chiesto di dare un segno simbolico e allo stesso tempo concreto di apertura verso la partecipazione diretta dei cittadini. La soluzione ai problemi di Bologna non può essere un Podestà. Insieme al consueto sguardo sul mondo: la Turchia, potete trovare alcune riflessioni e proposte sull’esistenza e ruolo del PD e della sinistra, sulla “par condicio” e alcune, amare considerazioni sull’infelice situazione della ricerca in Italia.
Pierluigi Giacomoni

In questo numero:

La parità di accesso ai mezzi di informazione, una chimera? Roberto Lipparini alle p. 2 e 3.

Il PD un partito grigio? No grazie! Francesco Errani e Andrea De Pasquale alle p. 3 e 4.

Sinistra, se ci sei batti un colpo. Sergio Caserta a p. 5.

Dossier carcere da p. 6 a p. 12, Dalle Istituzioni: Desi Bruno, Paola Ziccone, Massimo Ziccone. Arresti domiciliari: Il tempo ritrovato Licinia Magrini, Fede nell’umanità: con i ragazzi del Pratello Chiara Storti, A scene chiuse: il teatro in carcere Paolo Billi.

Ricerca scientifica: una zattera fra i flutti. Giorgio Palumbo, a p. 13.

Turchia: più che mai cittadini del mondo. Pierluigi Giacomoni alle p. 14 e 15.

Signora Commissario, permette? Una proposta, a p. 16.



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